Il Governo dell’Iva e del fallimento

Ieri sera sono intervenuta al Tgcom sul documento di economia e finanza.

L’aumento dell’Iva pende come la spada di Damocle sulla testa di consumatori e imprese. Il Def non fa che certificare che questo è il governo del cambiamento, ma in peggio. Un governo diviso su ogni argomento, che dice tutto e il suo contrario. Il ministro Tria dichiara che l’Iva aumenterà, Di Maio e Salvini dichiarano che l’Iva non aumenterà. In questo teatrino, nessuno del governo spiega da dove arriveranno i 23 miliardi di euro per non far scattare l’aumento dell’Iva. E alla fine, comunque, andrà, il conto lo pagheranno le famiglie, i lavoratori, gli imprenditori. Tutte le tabelle del Def prevedono già l’aumento dell’Iva, perchè fanno parte delle clausole di salvaguardia, parliamo 23 miliardi nel 2020 e 28 nel 2021. Questo fino alla definizione di misure alternative che nessuno nel Governo ha la più pallida idea di come definire.

Oggi Confersercenti ha calcolato che l’aumento delle aliquote Iva sarebbe una stangata da quasi 28 miliardi di euro su imprese e famiglie, per le quali il conto sarebbe di 687 euro l’anno in più. Secondo altre stime, la batosta potrebbe arrivare a 800-1.200 euro. Altro che reddito di cittadinanza! Altro che misure di espansione del reddito! Qui siamo al colpo finale inferto al Paese.

C’è una seconda certezza, al di là delle chiacchiere dei due vicepremier: è il taglio dei 2 miliardi accantonati con la legge di Bilancio, tra cui i 300 milioni del trasporto pubblico locale e i 100 milioni per l’università, il diritto allo studio e la ricerca. I numeri del DEF dimostrano la catastrofe della politica economica del governo.
A fine settembre (quando Di Maio festeggiò dal balcone di Palazzo Chigi), il governo 5 Selle – Lega prevedeva per il 2019 una crescita dell’1,5 per cento. Tutti sapevano che si trattava di bugie, niente altro che bugie.

Oggi, infatti, il DEF certifica che la crescita nel 2019 sarà dello 0,1 per cento. In neanche un anno abbiamo perso quasi 120mila posti di lavoro. Tutti i dati Istat testimoniano che è crollata la fiducia delle famiglie, delle imprese e dei risparmiatori italiani. Un’ipotesi di equilibrio dei conti appare molto difficile a prescindere dall’Iva. Per tornare su un sentiero di crescita sostenibile occorre una diversa politica economica e sociale.

Tre le priorità: non solo fare chiarezza sull’Iva e sui tagli, perché l’aumento delle imposte indirette va bloccato, senza ambiguità di sorta; il debito va riportato su un sentiero credibile di progressiva riduzione; servono investimenti pubblici e privati. Ancora non abbiamo visto nemmeno una misura della legge di bilancio operativa, bisogna vedere se queste misure nel tempo riusciranno a generare fiducia nel sistema. Perché c’è un problema di fondo per far ripartire l’economia mancano le due materie prime: la fiducia e la trasparenza. Ad oggi non c’è chiarezza da parte del governo e quindi manca una visione di lungo periodo, in un’Italia che da un lato aumenta le tasse e dall’altra taglia gli investimenti.

Leave a Reply