Dati OCSE: 4 mosse per recuperare terreno e migliorare la scuola italiana

Il rapporto Ocse –Pisa apre qualche spiraglio di ottimismo per il miglioramento delle competenze scientifiche degli studenti italiani -ma dipinge, in generale, un ritardo dell’intero sistema scolastico.
I pesanti tagli dei Governi precedenti fanno sentire i propri effetti sull’alto tasso di ripetenza dei quindicenni e sulla dispersione scolastica. I dati confermano infatti che mentre tra il 2001 e il 2012 nell’area Ocse si è registrato un aumento di spesa nell’istruzione, in Italia invece, per gli studenti tra i 6 e i 15 anni, abbiamo avuto una contrazione dell’8%. Un pessimo modo di preparare il Paese a sostenere la sfida della competitività che passa inevitabilmente per la qualità del capitale umano. Altro dato allarmante è l’enorme divario che si registra tra il Nord e il Sud del paese e la crescente difficoltà che incontrano gli studenti figli di genitori stranieri nel proprio percorso scolastico. Il Governo Letta ha iniziato a reinvestire nell’istruzione. Ora serve una vera “Costituente della scuola” che sappia coinvolgere tutti gli attori, affinché le risorse vengano investite nella giusta direzione per alzare i livelli di apprendimento degli studenti, dimezzandone la dispersione. Partiamo da tre mosse: estensione della scuola 0/6 anni e tempo pieno nella primaria nel mezzogiorno per recuperare gli svantaggi di partenza, investimento nella formazione degli insegnanti delle medie e del primo biennio delle superiori per innovare la didattica, scuole aperte il pomeriggio e materie comuni obbligatorie e di libera scelta nella secondaria di secondo grado, perché studiare non sia un supplizio ma una sfida appassionante per il futuro di ogni studente

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