Tornare ad investire in istruzione. Fermeremo riordino organi collegiali se non condiviso dalla scuola

 

Le mobilitazioni in tutt’Italia e la manifestazione di domani a Bologna parlano del profondo disagio che stanno vivendo gli insegnanti e gli studenti, di una scuola pubblica duramente provata da anni di tagli dissennati.
Il Partito Democratico  dal primo giorno ha chiesto al Governo dei tecnici, inascoltato, un’inversione di tendenza e nuovi investimenti.
Dopo aver bloccato nella legge di stabilità l’innalzamento a 24 ore dell’orario di lavoro degli insegnanti e il conseguente licenziamento di decine di migliaia di precari, chiediamo di allentare il patto di stabilità interno per quegli enti locali che intervengono per la messa in sicurezza delle scuole.
Se la Legge Aprea che trasformava le scuole in fondazioni, che utilizzava la chiamata diretta per il reclutamento degli insegnanti e cancellava la partecipazione democratica alle scelte delle scuole non è diventata legge, il merito è del PD, che si è assunto la responsabilità di cambiarla profondamente.
Ora al Senato abbiamo chiesto audizioni con tutte le rappresentanze sindacali e associative degli studenti, del personale scolastico e delle famiglie. Siamo consapevoli dei nodi irrisolti sulla rappresentanza studentesca e gli statuti autonomi, che ci impegniamo a cambiare, dopo la nuova fase di ascolto. Se riusciremo ad arrivare ad un disegno condiviso con tutto il mondo della scuola, avremo fatto un buon servizio al nostro Paese che ha bisogno di una profonda opera di ricostruzione delle istituzioni democratiche e dei valori che guidano chi, come noi, crede nella Costituzione. Se non riusciremo, nel confronto parlamentare, ad arrivare ad un disegno condiviso, fermeremo il riordino degli organi collegiali.

2 pensieri su “Tornare ad investire in istruzione. Fermeremo riordino organi collegiali se non condiviso dalla scuola

  1. La proposta di legge sull’autogoverno delle scuole è in discussione al Senato. Sono state annunciate audizioni del mondo della scuola presso la Commissione istruzione e beni culturali. Rispetto alla fase autoreferenziale della Commissione istruzione della Camera, dove tutto si è svolto in gran fretta e senza alcun dibattito pubblico arrivando ad attribuire alla Commissione la sede legislativa (quindi la proposta è stata approvata senza passare in Aula), questo potrebbe sembrare un passo avanti. Ma, se guardiamo l’elenco delle audizioni svolte qualche anno fa sul disegno originario di Valentina Aprea, non troviamo argomenti per essere ottimisti. Come è possibile pensare che un pugno di soggetti che vanno dall’Associazione italiana maestri cattolici fino all’Associazione nazionale dirigenti scolastici, passando per il Movimento studentesco padano(!) siano rappresentativi del mondo della scuola? Ancora una volta si scambia un ascolto formale e parziale per un esercizio di democrazia. Le cose, però, sono più complicate. Lo dimostrano le mobilitazioni delle ultime settimane: moltissime scuole in tutta Italia hanno approvato documenti che non si limitano alla questione dell’orario degli insegnanti, ma si oppongono con decisione alla proposta di legge sull’autogoverno. Forse queste prese di posizione così diffuse non rappresentano già una formidabile occasione di ascolto?

    Bene, se la Commissione vuole davvero conoscere il parere di chi vive e lavora nella scuola, potrebbe fare una cosa molto semplice.

    Ciascun membro della Commissione vada nelle scuole a illustrare il testo e ad ascoltare le opinioni.

    Vada in una scuola al giorno.

    In cinque settimane, per sei giorni a settimana, ciascun senatore potrebbe realisticamente recarsi personalmente in trenta scuole, dedicando a ciascuna un tempo abbastanza ampio per un dibattito approfondito.

    I membri della Commissione sono venticinque. Tutti insieme potrebbero visitare 750 istituti.

    Poniamo che la metà di questi siano Istituti comprensivi. Mediamente un Istituto comprende tre scuole: una scuola dell’infanzia, una scuola elementare, una scuola media. Si tratta quindi di 1.500 scuole.

    Se proviamo a moltiplicare questo dato per il numero di studenti, insegnanti, genitori, dirigenti, ausiliari, tecnici e amministrativi, siamo di fronte a una cifra davvero importante. Nessuna audizione potrebbe eguagliarla. E in quanto a rappresentatività, le associazioni che verranno ascoltate in commissione secondo il solito copione scomparirebbero al confronto.

    Sarebbe anche un bel segnale politico: i parlamentari che vanno nelle scuole anziché invitarne a Palazzo una rappresentanza filtrata e di dubbia rappresentatività.

    E’ una proposta semplice e fattibile. Un esercizio di ascolto e di partecipazione democratica reale e non formale. Quale terreno più fertile per sperimentarla che una proposta di legge che nel suo titolo parla di autogoverno delle scuole?

    Mauro Boarelli

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