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Quel che abbiamo fatto. Un 2015 nel segno del cambiamento

Il 2015 è stato un anno intenso. Il Governo Renzi ha realizzato tantissime riforme per cambiare l’Italia, rilanciare l’economia e creare posti di lavoro, che ci hanno impegnato in Parlamento e nel partito. La conferenza stampa del Presidente ieri ha evidenziato i risultati ottenuti che ci stimolano ad andare avanti con coraggio. In commissione cultura e istruzione abbiamo lavorato per la scuola e la cultura e abbiamo iniziato a delineare un nuovo orizzonte per l’Università e la Ricerca.

Questa estate dopo un lungo confronto abbiamo approvato la legge di riforma del sistema nazionale di istruzione, meglio nota come “La Buona Scuola”. Il confronto è stato aspro, ma sono grata comunque anche a chi ci ha contestato, perchè ci ha aiutato a rendere la legge migliore. Sono convinta però che abbiamo fatto bene ad andare fino in fondo, perchè oggi la scuola ha risorse umane e finanziarie che prima non aveva. Abbiamo rafforzato l’autonomia scolastica affidando a ciascuna istituzione una grande sfida educativa: battere la dispersione scolastica, migliorare gli apprendimenti delle ragazze e dei ragazzi, accompagnare ciascuno studente, non uno di meno, al successo formativo, scoprendo a scuola, anche grazie all’alternaza scuola lavoro e alle nuove opportunità offerte dalla riforma, la strada per la propria vita. Mi hanno colpita le lettere di gioia degli insegnanti neoassunti che avevano la prospettiva di andare in pensione da precari. Il nuovo concorso e le prossime assunzioni dalle graduatorie residue metteranno in cattedra altri 90.000 docenti.

Il 2016 sarà l’anno in cui andranno attuate le deleghe della legge 107 e tra queste ci sono temi importanti, che mi stanno a cuore come la riforma del sistema integrato 0-6 anni, il sostegno, la valutazione degli studenti e la riforma dell’esame di maturità e di terza media, la formazione iniziale degli insegnanti e il diritto allo studio.

Per Università e Ricerca finalmente ci sono risorse nella legge di stabilità e dopo la due giorni laboratorio di Udine a cui hanno partecipato tutti i principali protagonisti gli obiettivi prioritari sono la semplificazione delle figure pre ruolo per offrire percorsi chiari a chi vuole fare ricerca e la restituzione di autonomia agli Atenei, assieme ad un più efficace sistema di diritto allo studio e all’innovazione didattica.

Nel 2015 è stata approvata finalmente la legge sulla continuità affettiva dei bambini e delle bambine in affido familiare di cui sono prima firmataria. E’ stata una battaglia collettiva condotta con Carla Forcolin, Lucrezia Mollica e le tante associazioni che si occupano di affido e di adozione, giudici illuminati come Luigi Fadiga, Pasquale Andria e PierCarlo Pazzè. Così, grazie alla legge 173/2015, non ci saranno più bambini separati bruscamente da mamme e papà affidatari che li hanno aiutati a crescere e che amano teneramente. Nel 2016 proseguiremo nel lavoro per migliorare la legge sulle adozioni nazionale e internazionale e per far si che i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza siano al centro dell’agenda della politica italiana.

A Bologna dopo le feste ci aspetta una bella campagna elettorale a sostegno di Virginio Merola. Ha governato bene, in anni di crisi per la finanza pubblica ha dato avvio a progetti strategici per il futuro della città e per la riqualificazione delle periferie. Ha saputo coinvolgere e collaborare con le migliori forze imprenditoriali e del volontariato. Ha saputo coniugare il rispetto delle regole con il principio di solidarietà, che non si fa a chiacchiere, ma assumendosi responsabilità. Sono certa che anche in questa nuova sfida sapremo coinvolgere tante donne e uomini che hanno Bologna nel cuore. Perchè l’impegno politico ha senso solo se fatto così, insieme a persone con cui si condividono valori e ideali, senza inutili tatticismi ma pensando unicamente a come far diventare la nostra comunità e il Paese intero un posto migliore.

Buon anno a tutti! Per il 2016 vi auguro solo gioie

INFANZIA: SI RIPENSI FUNZIONAMENTO COMMISSIONE BICAMERALE

“Anche oggi la Commissione bicamerale Infanzia viene convocata dalla
presidente Brambilla in concomitanza con i lavori delle Commissioni
permanenti del Senato. E’ avvilente non poter partecipare e magari poi
essere accusati di assenteismo e, soprattutto, ospitare autorevoli
rappresentanti di enti, istituzioni e associazioni in audizioni con non più
di due o tre parlamentari. Abbiamo fatto più volte presente, attraverso la
nostra capogruppo, che così non può andare. Serve un ripensamento del
funzionamento dei lavori della Commissione e soprattutto maggiore impegno della Presidente”.
Così la senatrice del Partito democratico Francesca Puglisi, componente
della Commissione Bicamerale per l’Infanzia.

la Mozione Infanzia e adolescenza Votata al Senato all’unanimità

Il Senato, premesso che:
la Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, approvata a
New York il 20 novembre 1989 e ratificata dall’Italia con la legge del 27
maggio 1991, n.176, enuncia i diritti fondamentali che devono essere
riconosciuti e garantiti a tutti i bambini e le bambine. La Convenzione
impegna gli Stati ad assicurare a tutti i minori, senza distinzione di razza,
sesso, lingua, religione, opinione del bambino-adolescente o dei suoi
genitori, il diritto alla vita, alla sopravvivenza e allo sviluppo, impegnando
il massimo delle risorse disponibili per tutelare la vita e il sano sviluppo dei
bambini, anche tramite la cooperazione tra gli Stati. Per la Convenzione
ogni legge, provvedimento, iniziativa pubblica o privata e in ogni
situazione problematica, l’interesse del bambino-adolescente deve avere la
priorità;
alla fine del 2011, dopo aver esaminato il terzo rapporto periodico
presentato dal Governo italiano, il Comitato Onu ha rivolto al nostro Paese
oltre 50 raccomandazioni per combattere la povertà minorile, le
discriminazioni e i divari territoriali, la dispersione scolastica, per
migliorare le condizioni di vita dei minori con disabilità, l’accoglienza e
l’integrazione dei minori stranieri, specie se non accompagnati. Il Comitato
Onu ha inoltre espresso particolare preoccupazione per la mancanza di un
fondo per l’implementazione del piano nazionale infanzia e per i tagli alla
scuola;
l’Italia è infatti agli ultimi posti in Europa negli indicatori principali relativi
al benessere e ai diritti dell’infanzia;
come hanno avuto modo di denunciare il dossier di Save the children e il
rapporto Unicef, si è di fronte ad una vera e propria emergenza infanzia:
due milioni di bambini italiani vivono al di sotto della soglia di povertà,
circa 950.000 di questi hanno un’età compresa tra zero e sei anni e il 23,7
per cento di questi vive in stato di deprivazione materiale. Molte sono le
segnalazioni di enti locali del crescente numero di bambini e bambine che
arrivano a scuola la mattina senza aver consumato un pasto adeguato la
sera precedente;
la povertà minorile non è solo un fenomeno inaccettabile dal punto di vista
etico e della violazione dei diritti. È una pesante ipoteca sul futuro di
centinaia di migliaia di bambini e bambine e una zavorra per il futuro del
Paese;
la critica situazione economica che sta attraversando il Paese viene pagata
duramente dalle nuove generazioni e rischia di creare nei prossimi anni
importanti mutamenti socio-economici;
considerato che:
la situazione è certo peggiorata con la crisi economica, ma è frutto
soprattutto di politiche carenti e frammentarie, lontane da quelle degli altri
Paesi europei;
negli ultimi anni c’è stata una costante riduzione dei finanziamenti destinati
a famiglie, infanzia e maternità; il Fondo nazionale delle politiche sociali è
passato da un miliardo di euro nel 2007 a 45 milioni nel 2013;
anni di tagli ai fondi per la scuola pubblica e ai bilanci degli enti locali
hanno reso insostenibili quelle reti di welfare inclusivo anche nelle realtà in
cui queste esistono;
complessivamente, nello studio Unicef che ha esaminato le condizioni di
vita dei bambini dei 29 Paesi dalle economie più avanzate, l’Italia si trova
al 22° posto della lista;
nello specifico, l’Italia è nelle retrovie in particolare per quanto riguarda
l’istruzione (al 25° posto), al 22° per la partecipazione a forme di istruzione
superiore, al 24° per i risultati scolastici conseguiti;
la povertà è infatti strettamente legata anche al fenomeno della dispersione
scolastica, limita le opportunità educative e di crescita, aggrava i già
pesanti divari territoriali che affliggono il Paese;
la povertà minorile influisce pesantemente anche sulle cure mediche e la
prevenzione sanitaria, che sono drasticamente crollate di fronte ad una
mancanza di mezzi economici delle famiglie, e sulla qualità
dell’alimentazione dei bambini e delle bambine e degli adolescenti;
il dato ancora più drammatico è l’allontanamento dei minori dal nucleo
familiare per questioni di indigenza della famiglia di origine, che arriva alla
perdita, il più delle volte della capacità genitoriale. E il disagio dei minori e
degli adolescenti allontanati dalla famiglia resta, nella nostra società, non
solo irrisolto, ma in gran parte ignorato;
constatato che il Governo italiano dovrà inviare al Comitato ONU il
prossimo rapporto governativo entro il 4 aprile 2017, si impone al nostro
Paese un supplemento di impegno e un cambio di passo sulle politiche
dedicate all’infanzia e all’adolescenza, affinché le disposizioni della
Convezione non restino una mera petizione di principio,

impegna il Governo:

1) ad adottare con la massima urgenza ulteriori politiche di crescita atte a superare la crisi economica che ha impoverito soprattutto le famiglie che hanno figli minori;
2) a predisporre al più presto un Piano Nazionale di azione per l’Infanzia e l’adolescenza e di risorse adeguate dedicate, quale strumento fondamentale per definire una strategia nazionale che preveda una pluralità di misure, coordinate e coerenti, perché la povertà agisce su diverse dimensioni e non ci può essere un unico strumento valido per affrontarla;
3) ad operare in direzione di un approccio coordinato a favore dell’infanzia
e dell’adolescenza e dei suoi diritti, al fine di superare una dispendiosa e
poco proficua frammentazione delle competenze tra più organi, statali,
regionali e locali, e di garantire, mediante una visione unitaria, la
conoscenza dei dati e delle risorse complessivamente spese e la pari
opportunità di accesso ai diritti dei bambini e degli adolescenti dell’intero
territorio nazionale;
4) a considerare il semestre di presidenza italiana del Consiglio dell’Unione
europea come un’opportunità per promuovere, in tale ambito, il rilancio ed
il rafforzamento delle politiche e degli investimenti a favore delle giovani
generazioni, anche con l’intento di escludere le spese più direttamente
dedicate all’infanzia, alla scuola e alle famiglie dal calcolo dell’indebitamento, considerandole spese in conto capitale, ovvero
investimenti capaci di creare lavoro e valore;
5) a prevedere misure urgenti ed interventi di sostegno per consentire ai
minori di essere educati nell’ambito della propria famiglia;
6) a definire e assicurare su tutto il territorio nazionale i livelli essenziali di assistenza e la capacità di corrispondere ai diritti sociali e civili dei bambini e degli adolescenti, in termini di alloggi adeguati, accesso e qualità della formazione, di politiche della sanità e della sicurezza;
7) a rifinanziare in modo adeguato nella legge di Stabilità la legge n. 285 del 1997, recante “disposizioni per la promozione dei diritti e le opportunità dell’infanzia e l’adolescenza”;
8) ad accompagnare la sperimentazione delle misure di sostegno all’inclusione attiva previste nella legge di stabilità in tutto il territorio nazionale con progetti indirizzati ai nuclei familiari con minori e in grave difficoltà economica, elaborati e gestiti dagli enti locali in
collaborazione con gli operatori sociali e con l’associazionismo territoriale;
9) ad istituire un Fondo nazionale da attribuire agli enti locali su parametri
che tengano in considerazione le condizioni di povertà minorile e che
permettano la garanzia di diritti di cittadinanza, come il diritto
all’istruzione, alla fruizione delle mense e del trasporto scolastico;
10) a stabilire meccanismi di tipo sostitutivo per evitare che finanziamenti e
obiettivi concordati con le Regioni e gli enti locali non vengano,
rispettivamente, utilizzati e rispettati;
11) a diffondere tutte le sperimentazioni positive e le buone pratiche già
esistenti in Italia;
12) a dotarsi di strumenti di analisi che consentano di valutare l’impatto che
le misure adottate realizzano sulla qualità di vita dei bambini, delle bambine, degli adolescenti e dei giovani adulti;
13) a dare immediata attuazione, attraverso appositi decreti legislativi, alla
legge 10 dicembre 2012, n. 219;
14) a prevedere misure urgenti atte a specificare che le condizioni di
indigenza dei genitori o del genitore esercente la potestà genitoriale non
possono essere di ostacolo all’esercizio del diritto del minore alla propria
famiglia;
15) a riconoscere i diritti dei bambini e delle bambine figli di madri private
della libertà, favorendo il soggiorno con le mamme fuori dalle strutture
carcerarie, in case famiglia protette, come già previste dalla legge n. 62 del
2011;
16) ad effettuare, nel rispetto delle competenze disciplinate dalla legge, il monitoraggio del numero esatto di case famiglia presenti su tutto il territorio nazionale, al fine di tracciare la mappatura delle stesse; a prevedere ed attivare rigorosi meccanismi di controllo e vigilanza maggiormente efficaci sulle attività svolte dalle comunità o case famiglia, al fine di testare l’effettiva necessità, validità ed utilità dei progetti di affido previsti per ciascun minore;
17) a procedere ad una riforma dei servizi sociali al fine di rendere l’intervento degli stessi più selettivo ed efficace e maggiormente calibrato sulle esigenze del minore;
18) a valutare l’opportunità e l’urgenza di un piano di investimenti per
l’istruzione pubblica che, a cominciare dai servizi alla prima infanzia,
consenta alle famiglie di sentirsi coinvolte e supportate nei compiti
educativi, soprattutto nelle aree a maggiore dispersione scolastica. A promuovere nelle scuole una piena integrazione dei minori stranieri anche con misure di supporto alla loro alfabetizzazione.
19) a porre in essere iniziative, anche di natura normativa, finalizzate ad istituire il tribunale della famiglia, al fine di adeguare il sistema della giustizia minorile alle “linee guida per il processo minorile in Europa”, approvate dal Consiglio d’Europa il 17 Novembre 2010, garantendo, in particolare, il diritto all’ascolto del minore e il diritto a mantenere un rapporto stabile con entrambi i genitori, anche se separati o divorziati, salvo nel caso di ragioni che giustifichino l’allontanamento di un genitore dal proprio figlio;
19) a reperire le risorse necessarie per attuare un piano strategico di
contrasto alla povertà minorile e giovanile finalizzato all’inclusione
lavorativa dei giovani che escono dalle comunità di tipo familiare, visto che
tali risorse non devono essere considerate una spesa che crea debito, ma un
investimento sul capitale umano e sullo sviluppo e la crescita del Paese.

L.STABILITA’ : “GRAVE DRASTICA RIDUZIONE FONDO INFANZIA E ADOLESCENZA

“Due milioni di bambini italiani vivono al di sotto della soglia di
povertà, circa 950.000 di questi hanno un’età compresa tra zero e sei anni
e il 23,7% di questi vive in stato di deprivazione materiale. Molte sono le
segnalazioni di enti locali del crescente numero di bambini, bambine e
adolescenti che arrivano a scuola la mattina senza aver consumato un pasto
adeguato la sera precedente. Per questo esprimo preoccupazione per la
drastica riduzione, nel disegno di legge di stabilità presentato dal
Governo, al fondo infanzia e adolescenza (legge 285/97)”. Lo afferma la
senatrice del Pd Francesca Puglisi, capogruppo in Commissione Istruzione e
membro della Commissione bicamerale per l’infanzia. “Da Torino, passando
per Bologna, fino a Palermo quei fondi sono indispensabili – continua
Puglisi – per offrire opportunità di crescita e di piena cittadinanza a
migliaia di minori, per fare politiche di vera promozione dei diritti,
politiche di lotta alla dispersione scolastica, assistenza a chi è in
condizioni di disabilità. Passare dagli attuali 39 milioni di euro (erano
45 fino a qualche anno fa) a poco più di 28 milioni, con una riduzione in
un solo anno di 10 milioni e mezzo di euro (27%) è un fatto grave, che
mette a repentaglio la continuità dei servizi che assicurano diritti e
opportunità positive per decine di migliaia di bambini e ragazzi che vivono
nelle principali città italiane, sia sull’occupazione di molti educatori e
operatori sociali impegnati in questo delicato e importante settore. Per
questo al Senato lavoreremo con la Vice Ministro Cecilia Guerra, per porre
rimedio a questa grave situazione”.

LEOPOLDA’13. Il report del lavoro del TAVOLO 15: INFANZIA

Vogliamo mettere i bambini e gli adolescenti al centro dell’agenda politica italiana. Occuparsi di infanzia significa fare gli asili nido, promuovere l’occupazione femminile, sostenere le famiglie, rilanciare l’istruzione, sviluppare le competenze di chi domani dovrà mandare avanti il Paese.

“ognuno di noi può diventare un santo o un bandito, ma ciò dipende dai nostri primi anni di vita e questo e’ il risultato del dialogo che si instaura tra i nostri geni e l’ambiente familiare e sociale nel quale cresciamo” Rita Levi Montalcini

Quindi ….E’ ora di pensare alla crescita!

La scuola aumenta la mobilità sociale consentendo alle persone di talento e meritevoli di raggiungere i più alti gradi di istruzione.

Le abilita’ cognitive contribuiscono alla crescita economica. 25 punti Pisa in più nel livello medio di competenza della popolazione comportano 5 decimi di PIL in più e il tasso di crescita procapite di un Paese aumenta dell’1,7%, se si incrementa di 100 punti il punteggio Pisa degli studenti.

Se decidessimo di investire per far crescere le competenze dei ragazzi del sud con servizi 0-6, tempo pieno nelle scuole, dimezzando la dispersione scolastica, nel 2025 avremmo allineato il reddito pro capite tra sud e nord, chiudendo un problema che attanaglia l’Italia da 150 anni.

Consiglio Europeo del 2002 aveva tracciato gli obiettivi per il 2010:

-occupazione femminile almeno al 60%
-offerta servizi 0-3 al 33%
– scuole infanzia al 90%

In Italia la mancanza di servizi di supporto nelle attività di cura rappresenta un ostacolo per il lavoro a tempo pieno di 204mila donne occupate part-time (14,3%) e per l’ingresso nel mercato del lavoro di 489mila donne non occupate (l‘11,6%) (dati Istat)

1/4 delle donne occupate non rientra al lavoro dopo la maternità. Il tasso di disoccupazione continua a calare anche dopo il terzo anno, diversamente da altri Paesi europei (Manager Italia)

L’Italia e’ il Paese dei divari:
-divari territoriali
-di genere
-tecnologici
-etnici
-di Indirizzo scolastico
-socioculturali

Dove intervenire?
-istruzione 0-6 anni
-tempo scuola
-formazione in servizio degli insegnanti
-tecnologie
-valutazione

Crescere bene, crescere insieme. L’educazione e l’istruzione 0-6 anni
Le indicazioni a livello europeo. Già nel 2002 il Consiglio delle Comunità europee ha riconosciuto l’importanza dell’estensione dei servizi prescolari per lo sviluppo economico dei paesi fissando per il 2010 l’obiettivo di copertura dell’utenza per i bambini sotto i 3 anni al 33%. L’Italia oggi non raggiunge il 18% di copertura dei posti. I nostri bambini non meritano servizi e scuole dell’infanzia qualunque. L’esperienza realizzata in Italia nell’ultimo mezzo secolo in applicazione delle leggi 1044/1971 e 444/1968, ottenute dalle lotte delle donne e dei movimenti sindacali, e ampliata e sostenuta dai governi locali di centrosinistra, ha mostrato come i servizi educativi prescolari, nidi e scuole per l’infanzia, costituiscono non solo un’importante fonte di occupazione diretta e indiretta ma anche un’opportunità educativa di fondamentale importanza per i cittadini più piccoli. Recentemente anche la Commissione Europea ha ribadito l’importanza di garantire l’accesso universale a servizi di educazione e di cura per la prima infanzia inclusivi e di buona qualità, per consentire a tutti i bambini di affacciarsi al mondo di domani nelle condizioni migliori e fondare il futuro dell’Europa. Investiremo sulla qualità delle prime esperienze educative perché significa combattere le disuguaglianze sociali, garantendo a tutti il diritto a una piena cittadinanza.

Per il nostro Paese è urgente varare un nuovo Piano pluriennale per estendere la rete di asili nido e raggiungere l’obiettivo del 33% di copertura dei posti richiesto dall’Europa. Il centro sinistra di governo lo ha realizzato anche in epoca di risanamento dei conti, facendo compiere al Paese un balzo in avanti dal 9 al 18%.

La legge dello Stato dice che tutti i bambini e le bambine hanno diritto ad avere un posto nella scuola dell’infanzia. Ma i vincoli posti dal patto di stabilità interno all’assunzione del personale e i tagli ai bilanci degli enti locali hanno fatto crescere nuovamente le liste d’attesa in tutti i grandi comuni italiani.

LE PROPOSTE:

Ci impegniamo ad approvare una legge per l’educazione e l’istruzione 0-6 anni, che disegni i principi fondamentali e i Livelli Essenziali degli asili nido e della scuola dell’infanzia. Perché ciò che a tutti deve essere garantito, da tutti deve essere finanziato. E tutti i bambini, da Torino a Lampedusa, hanno diritto ad andare a scuola. Questo non significa che deve fare tutto lo Stato. Serve piuttosto il Governo pubblico del sistema integrato dei servizi educativi e di istruzione.
Livelli essenziali:
-33% copertura dei posti asili nido sul 75% dei territori comunali entro il 2020
-generalizzazione scuola dell’infanzia
-asilo nido, non più servizio a domanda individuale, ma diritto educativo di ogni bambino, anello fondamentale dell’istruzione prescolare;
-qualificazione universitaria personale educativo del sistema integrato e formazione in servizio del personale
-rapporti numerici educatore/bambino appropriati
-partecipazione famiglie
-unico coordinamento pedagogico e standard strutturali, organizzativi e di valutazione
-promozione dei Poli per l’Infanzia per condividere servizi generali e spazi collettivi, per promuovere la continuità del percorso educativo o-6 e oltre.
-lo Stato garantisce il 50% della quota capitaria del costo di gestione per ogni bambino che nasce, attribuendolo ai Comuni con la programmazione e il contributo delle Regioni. Con criteri di compensazione per la scuola dell’infanzia tra presenza di scuola Statale e trasferimenti. Oggi infatti Marche 80% scuola statale, Veneto 20% scuola statale, Emilia Romagna e Toscana prevalenza scuola comunale = sistema iniquo!

Definiti i livelli essenziali, un grande contributo in termini di sostenibilità del sistema può arrivare dalle imprese sociali. Il gettito fiscale tra IVA, irap, IRPEF lavoratrici, può uguagliare i costi di investimento pubblici.

PIANO DI AZIONE NAZIONALE triennale per raggiungere gli obiettivi previsti dalla legge o-6
Nel tempo della crisi le famiglie non ce la fanno a pagare le rette e ritirano i bambini dal nido: detrazioni fiscali per le famiglie delle rette dei nidi + detrazione del 18,5% (come per i ticket restaurant) alle imprese che erogano ai lavoratori e alle lavoratrici con bambini in età 3mesi-3 anni, un contributo fisso per il pagamento della retta del nido comunale o in convenzione.
Istituzione di un Dipartimento per l’Infanzia e l’Adolescenza presso la Presidenza del Consiglio che ne coordini le politiche e i Fondi (welfare, sport, sanità, etc…)
Far inserire indicatori sociali legati alla promozione delle condizioni dell’infanzia e dell’adolescenza ai vincoli europei;
In Italia vivono 2 milioni di bambini e bambine in condizione di povertà. In Italia negli ultimi anni c’è stata una costante riduzione dei finanziamenti destinati a famiglie, infanzia e maternità; il Fondo nazionale delle politiche sociali è passato da 1 miliardo di euro nel 2007 a 45 milioni nel 2013. Proposte: dotarsi di una strategia nazionale e di un piano di azione che preveda misure urgenti ed interventi di sostegno per consentire ai minori di essere educati nell’ambito della propria famiglia.
-rifinanziare in modo adeguato la legge 285 del 1997 “disposizioni per la promozione dei diritti e le opportunità dell’infanzia e l’adolescenza”.
-istituire un Fondo Nazionale da attribuire agli Enti locali su parametri che tengano in considerazione le condizioni di povertà minorile e che permettano la garanzia di diritti di cittadinanza, come il diritto all’istruzione, alla fruizione delle mense e del trasporto scolastico.
-stabilire meccanismi di tipo sostitutivo per evitare che finanziamenti e obiettivi concordati con le Regioni e gli Enti Locali, non vengano ottemperati.
-mettere a sistema tutte le sperimentazioni positive e le buone pratiche già esistenti in Italia.
-dare immediata attuazione attraverso i decreti legislativi alla Legge 219 del 10 dicembre 2012.
-prevedere misure urgenti affinchè le condizioni di indigenza dei genitori o del genitore non possano essere di ostacolo al diritto del minore alla propria famiglia.
-prevedere rigorosi controlli nelle strutture che ospitano i minori su tutto il territorio nazionale.
-prevedere un serio piano di contrasto alla dispersione scolastica, legando l’erogazione di sostegno alla famiglia alla frequenza a scuola dei figli;
-reperire le risorse necessarie per attuare un piano strategico di contrasto alla povertà minorile e giovanile finalizzato all’inclusione lavorativa dei giovani che escono dalle comunità di tipo familiare, considerato che tali risorse non devono essere considerate una spesa che crea debito, ma un investimento sul capitale umano e sullo sviluppo e la crescita del paese.
Coordinatore: Francesca Puglisi, Capogruppo PD VII Commissione e membro Commissione Bicamerale Infanzia
Discussant: Francesca Bottai, COESO, cooperativa sociale
Partecipanti: Franca Infantino, Carlotta Richetti, Marzia Emmer, Christian Morabito, Erminia Gatti, Alba Cortecci, Simona e Paolo, Silvia, Laura, Clanni