Scuole aperte. Le ha proposte il PD

Il programma per la scuola approvato nel 2010 dall’assemblea nazionale del PD propone “scuole aperte tutto il giorno, tutto l’anno e per tutta la vita”. Siamo d’accordo con quanto dichiarato oggi da Mario Monti. Le strutture scolastiche devono poter restare aperte anche nei mesi di vacanza per permettere attività di approfondimento e di recupero scolastico, di gruppo o individuale, ma anche per offrire ai ragazzi e alle ragazze opportunita’ per fare sport, musica, teatro. Il centro sinistra di Governo lo ha anche sperimentato con risorse dedicate.
Con amarezza dobbiamo invece constatare che quanto proposto dal PD nell’ultimo anno e mezzo di legislatura -sempre respinto con forza da Monti stesso che ha voluto continuare con la tabella di tagli lineari imposta da Tremonti – oggi torna buono per la propaganda elettorale.

8 pensieri su “Scuole aperte. Le ha proposte il PD

  1. bravi!!!Perche’ prima di fare certe proposte non venite a sperimentare una settimana cosa significa seguire quotidianamente 26-27 bambini e le energie che servono??Perche’ non venite a vedere cosa significa stare a scuola a luglio con 35-40 gradi in aule o palestre che sembrano forni??Si parla di attivita’ sportive??MA SE NON ABBIAMO NEANCHE I SOLDI PER ACQUISTARE I GESSI!!!!!!!Prima di aprire bocca venite a tastare la realta’ e vedrete che ci penserete su 2o volte prima di sparare certe c…..
    E tutta l’economia che gira intorno alle vacanze???bel rilancio!!
    Complimenti ancora

  2. Anche a me piacerebbe che le scuole restassero aperte il più possibile, come centri di cultura. Purtroppo la realtà spesso è quella di strutture che già faticano a sostenere l’ordinario. Se poi la questione riguarda le troppe vacanze dei docenti, categoria per molti privilegiata, allora ai 30 giorni in molti casi ci siamo già, con gli esami di Stato finiti a metà luglio e ripresa con gli esami per il recupero del debito a partire dal 25 agosto. Mi auguro che le forze politiche, oltre a fare la gara nel lancio di idee originali sulla scuola, sentano chi a scuola ci vive e intervengano per concretizzare l’accordo di dicembre relativo agli scatti di anzianità del personale della scuola. La vicenda più che ridicola diventa grottesca e rischia di incidere sul voto di febbraio. Per l’esasperazione che tutti noi viviamo ogni giorno.

  3. Che bello, magari tutto a costo zero. Che idea la scuola parcheggio per genitori troppo impegnati. B A S T A. Ma dentro una scuola da quanto tempo non ci mettete piede? B A S T A con gli slogan, siate seri. Per le riforme nella scuola servono INTELLIGENZA e SOLDI, e negli ultimi anni non si è visto nulla di tutto questo. Per favore se non avete idee intelligenti e risorse economiche state zitti e rispettate chi lavora con dedizione e con uno stipendio vergognoso.

  4. Per conoscenza le invio una lettera che ho inviato al segretario…
    Il tema sono i TFA Speciali e le farneticazioni del Deputato Giovanni Bachelet (PD) e Maria Stella Gelmini (siamo già al compromesso … cattolico?)
    Caro Bersani,
    dopo anni di lotte e passione per questo partito devo leggere queste affermazioni volgari e disarmanti da parte del vostro Deputato Giovanni Bachelet (uno dei figli di… quella Italia cui i padri lasciano ai figli il testimone… alla faccia del merito e della fatica di risalire la china quando si è figli di operai). Devo dire che non ho la forza di dedicare neanche un po’ del mio tempo per la questione in oggetto. Preferisco scegliere una delle tante lettere di colleghe oramai schifate da questa gente…

    “ Lucia – Ho letto i commenti sui TFA speciali, a volte con incredulità, altre con meraviglia, o indignazione, purtroppo anche con vergogna. Sono un’insegnante precaria non abilitata, iscritta alle graduatorie d’istituto di III fascia. Ho conseguito una laurea in lettere all’Università degli studi di Milano con votazione 110/110 e lode; ho un diploma di perfezionamento postlaurea in didattica della storia; sto frequentando un master in didattica delle discipline letterarie; ho lavorato a lungo e ancora collaboro con editori nella redazione/preparazione di testi scolastici, quelli che gli altri insegnanti usano in aula; ho pubblicato libri; ho tradotto libri; devo davvero pensare di essere un’ignorante, non sufficientemente preparata sul fronte disciplinare per il solo fatto di aspirare a un TFA speciale?
    Lavoro nella scuola da 7 anni come insegnante di lettere, nella secondaria di I grado, nella secondaria di II grado, anche sul sostegno. Ben più dei 360 giorni o 3 anni di servizio richiesto. In tutti questi anni mi sono occupata di didattica, ho approfondito a titolo personale, per amore del mio lavoro, varie tematiche sia sul fronte teorico (ricerca/azione, centralità dello studente, peer education, problem solving, multimedialità didattica, webquest, laboratorialità, ecc.; e inoltre programmazione per competenze e relativa certificazione, senza contare la redazione di programmazioni iniziali e finali, definizione di obiettivi minimi o diversificati, abilità e competenze, compilazione di registri cartacei, elettronici e verbali di consigli, attività di coordinamento ecc.) che, soprattutto, sul fronte pratico, in aula, quotidianamente, affrontando e cercando di trovare soluzioni alle situazioni educative e di apprendimento le più disparate.
    Ogni anno lascio alunni che mi chiedono perché non ci sarò più l’anno prossimo, genitori che mi chiedono che cosa possono fare perché io resti. Ogni anno: “Ho detto a mio figlio, approfittane quest’anno che hai una prof così, perché poi…”, oppure “Prof, non è giusto, dovrebbero essere gli alunni a scegliere i prof, a noi va bene lei”; oppure ” Prof, torni almeno a farci una lezione”, o anche “Sì, è brava questa prof, ma lei era riuscita a farcela amare la materia” ecc. ecc. ecc. Debbo pertanto ritenermi un’incompetente, come qualcuno crede siano in genere i docenti precari non abilitati per il fatto appunto di non essere abilitati? E che dire allora di tanti colleghi abilitati, una, due o più volte, di ruolo da decenni, che quando vedono una LIM, se la vedono, mi dicono che loro la “lavagna luminosa” non la sanno o non la vogliono usare? O che smarriti alle riunioni dipartimentali si chiedono che diamine siano queste competenze che devono certificare?
    Ho sentito definire i TFA speciali sanatoria, condono, addirittura abilitazione ope legis: ma quale strano condono o sanatoria è quella che richiede COMUNQUE la frequenza ai corsi teorici (300 ore) e a una parte di tirocinio, il pagamento della stessa quota richiesta per i TFA ordinari (2000-3000 euro) e un esame finale? Senza contare che a noi non darebbero nemmeno le 150 ore di permesso allo studio, dato che oramai i termini di tempo sono scaduti.
    Ma quale strana sanatoria sarebbe quella che a fronte di tutto quello che ho elencato mi darebbe un’abilitazione che mi consente di passare alla II fascia d’Istituto, non nelle GAE, come forse qualcuno ancora crede? Quindi che non mi darebbe certo la possibilità, come qualcuno inopinatamente paventa, di venire miracolosamente “pescata” per essere immessa in ruolo, ma un’abilitazione che mi consentirebbe esclusivamente di partecipare ai futuri concorsi.
    Credo che, chi interviene nei dibattiti, prima di esprimere giudizi sommari dovrebbe almeno informarsi, altrimenti i giudizi diventano somari. E a proposito di somari, magari studiare anche un po’ meglio l’italiano, visto alcuni interventi che mi è capitato di leggere di persone che poi si permettono di giudicare la preparazione degli altri. Da cui la vergogna, per una indecorosa mancanza di solidarietà e di senso profondo della cultura da parte di persone che dovrebbero essere la punta di diamante della nostra società. Ma sono appunto quelle convinte che la selezione si faccia attraverso i test preselettivi.”
    Volevo solo ricordare a lei Presidente e a quelli che la vita gli è stata semplicemente semplificata dai loro padri… che ci sono classi di concorso come la mia, la vecchia Educazione Tecnica delle nostre scuole medie, A033 per l’esattezza, che non hanno GAE da cui attingere da anni e che vengono da più di dieci utilizzate le Graduatorie d’Istituto. Inoltre, facendo parte della Comunità Europea (lo so che si dice solo quando serve parlarne o per convenienza specifica) dopo tre anni di tempo determinato i contratti sono automaticamente convertiti in tempo indeterminato. Non solo, ma sono anni che paghiamo l’infrazione per non attuare la normativa. Le chiedo quindi, intanto, di essere più chiaro sulla vostra linea e di scegliersi meglio i compagni di viaggio, evitando di cercarli in ambienti poco attinenti con le nostre tradizioni (scout, chiesa cattolica, comunione e liberazione e tanti altri che orbitano intorno alla chiesa).
    Mi scusi lo sfogo, spero solo che Profumo non si lasci influenzare dal suo Deputato oltre che dalla solita Maria Stella (non lo trova strano che Bachelet e la Gelmini sia in sintonia su questo argomento…).

  5. La campagna per la scuola pubblica Non vi voteremo! se… è in pieno svolgimento. Si rivolge ai candidati al Parlamento e ai candidati alla guida del governo. Non lo fa con una petizione generica, ma con domande precise e circostanziate su alcuni nodi cruciali. Sono domande “pragmatiche”, molte si riferiscono a impegni da prendere a breve termine, tutte implicano l’indicazione di precise azioni politiche. E’ una campagna di cittadine e cittadini che chiedono precise responsabilità nei confronti della scuola pubblica e proclamano ad alta voce il rifiuto della delega in bianco.Dopo la destrutturazione della scuola pubblica perpetrata scientificamente dal centro-destra nel lungo periodo che va dalla Moratti alla Gelmini, molta attenzione è rivolta al centro-sinistra che si candida a governare il paese. Un’attenzione che si accompagna a una buona dose di diffidenza, visto che anche il centro-sinistra non si è smarcato da quelle politiche né con l’infelice ministero Fioroni né durante il sostegno al governo Monti (basta pensare all’incredibile appoggio al disegno di legge Aprea da parte del Pd). Proprio per questo sarebbe urgente ascoltare voci provenienti da questa parte politica, voci che dissolvano la legittima diffidenza e rispondano alle attese.Eppure nulla si muove. A pochi giorni dalle elezioni, la campagna Non vi voteremo! se… attende ancora quelle voci. Non ha risposto Francesca Puglisi, responsabile nazionale scuola del Pd e candidata al Senato. Non ha risposto Pier Luigi Bersani.Bersani ha un cattivo rapporto con le domande sulla scuola poste dai movimenti di base. Nel maggio 2012 gli scrivemmo una lettera aperta sul disegno di legge Aprea, ma non ricevemmo risposta. In occasione di un’iniziativa per le primarie a Bologna ne scrivemmo un’altra, alla quale rispose in modo evasivo. Speravamo che la campagna Non vi voteremo! se… fosse l’occasione buona per ottenere una risposta, una risposta concreta.Poco tempo fa Bersani ha risposto con sollecitudine alle cinque domande sulla cultura proposte dal Sole 24 ore ai candidati. Noi siamo un po’ invidiosi: risponde alla Confindustria e snobba i movimenti di base? Che idea si è fatta del suo potenziale bacino elettorale?Negli ultimi giorni Bersani ha pronunciato parole importanti sulla centralità della scuola pubblica nella sua visione di governo, ma si tratta ancora di un impegno generico. Le domande di Non vi voteremo! se… , invece, costringono ad uscire dall’affermazione di principio. Non è su questa che si può chiedere il voto. Rispondere a quelle domande vuol dire dare un messaggio preciso di radicale cambiamento di rotta attraverso azioni politiche concrete attuabili nel breve periodo, alcune nell’immediato.L’esito delle elezioni è ancora incerto. Le variabili sono molte e di natura differente, ma si tende a dimenticare che tra queste c’è anche il popolo della scuola. Insegnanti, genitori, studenti, non docenti. Un popolo vasto, deluso, arrabbiato, diffidente, ma sempre informato, critico, attivo (là dove giornali e telecamere non vanno a cercare), radicato nei territori, tenacemente impegnato a difendere la scuola pubblica. Potrebbe fare la differenza, in queste elezioni (e anche dopo). Possibile non lo capiate?Aspettiamo le vostre risposte, in fondo alle elezioni mancano ancora nove giorni!

  6. Nel programma del PD per la scuola si parla di universalità ma non di laicità. Una gravissima mancanza che, purtroppo, non stupisce.
    D’altra parte i finanziamenti alle scuole private, in ossequio ai desiderata vaticani, sono stati introdotti dai governi di centro-sinistra. Così come l’assunzione degli insegnanti di religione, pagati dallo Stato Italiano e nominati dallo Stato del Vaticano.
    Universalità della scuola pubblica dovrebbe significare pari dignità di tutti gli studenti, a prescindere dalle convinzioni religiose, dal censo, dalla condizione sociale di partenza.
    A questo proposito occorre ricordare che la condizione di coloro i quali non si avvalgono dell’IRC, sopratutto dei bambini delle scuole dell’infanzia, delle elementari e delle loro famiglie, è di profondo disagio. L’attivazione dell’ora alternativa non è affatto scontata. Lo stesso insegnamento dell’ora di religione cattolica andrebbe soppresso. Ma questo non sembra riguardare l’idea di universalità della scuola del PD.
    Proprio in questa idea di autonomia, di liberalizzazione-privatizzazione della scuola pubblica, si nasconde la più grande insidia per l’universalità sbandierata. Autonomia significa creare scuole di serie A e di serie B, accentuare il divario tra scuole di provincia e di città, del centro e delle periferie, del nord e del profondo sud, significa ingerenza delle parrocchie e dei privati nella didattica e nella valutazione dei docenti, significa mettere la mordacchia ai pochi insegnanti che ancora osano esprimere le proprie idee nei consigli di Istituto, che veicolano idee non conformi al modello di cittadino-consumatore imperante, significa rendere la scuola pubblica un istituzione gerarchica (come sta accadendo), significa quindi la fine della libertà di insegnamento e della scuola democratica immaginata dalla Costituzione.
    Per quanto riguarda l’articolo di cui sopra, dietro l’apertura estiva delle scuole traspare il solito intento vessatorio e ipocritamente celato nei confronti di una categoria (quella degli insegnanti) tra le meno pagate d’Europa, composta da laureati che rimangono precari per 10 o 20 anni, che lavorano come i propri colleghi tedeschi o francesi ma che, differentemente da ciò che accade altrove, non godono di alcuna considerazione sociale.
    Introdurre il merito? Benissimo, si proponga una riforma che leghi al voto di laurea e della scuola di specializzazione (già, proprio la SISS, una scuola di alta formazione dei docenti, pubblica e meritocratica) l’automatica assunzione nella pubblica amministrazione, basta concorsi, e si raddoppino gli stipendi dei professori, per far tornare la docenza un lavoro desiderabile per i più meritevoli, e per evitarne la diaspora.

  7. Ma su i pensionandi di quota 96 che sono stati puniti ingiustamente dalla legge Fornero non mandandoli in pensione settembre 2012 ne vogliamo parlare o no?

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