Scuola, pensioni e riforma Fornero

 

Favoritismi no, ma giustizia sociale sì: è il senso dell’emendamento del Pd, oggetto in queste ore di un serrato confronto col governo, per permettere al personale della scuola di mantenere fino al 31 agosto i requisiti per la pensione antecedenti la riforma Fornero.

Per i lavoratori della scuola infatti esiste un’unica ‘finestra’ di uscita: quella di settembre, poiché i calcoli vengono fatti non sull’anno solare, ma sull’anno scolastico.  Il mondo della scuola non può essere l’unico a dover subire gli effetti della riforma Fornero, in un tempo antecedente rispetto allo stesso insediamento del ministro.

10 pensieri su “Scuola, pensioni e riforma Fornero

  1. Alla cortese attenzione della redazione e del PD, IDV
    sono un lavoratore del comparto scuola con 40 anni di contributi e compirò 60 anni il 24 dicembre del 2012. Praticamente
    quota “100” secondo la penultima riforma, quota ambita di rispettabile e onorevole traguardo. Con la nuova riforma previdenziale (fatta alla velocità della luce), sono costretto a cestinare il decreto in uscita ricevuto dall’ufficio scolastico provinciale. Dovrò aspettare tre lunghi anni per liberare un posto di lavoro a causa di una ingiusta e brutale manovra che ha massacrato, ulteriormente, sia il comparto scuola che diverse altre categorie di lavoratori, escludendo dai tagli i privilegiati dalle pensioni d’oro, i professionisti dalle esagerate parcelle, i soliti evasori e gli intoccabili… Se mi consentite, desidero manifestare un certo disappunto; il nostro segretario Bersani, insieme a Casini e Alfano sono stati convocati preventivamente da Monti e informati sui particolari e sulle misure che sarebbero state prese in tema previdenziale. Il PD avrebbe dovuto fare resistenza in quella occasione, tutelando i lavoratori che sostiene di rappresentare. Era doveroso avviare una certa flessibilità in uscita, rispettando i diritti acquisiti per quanti avevano raggiunto il meritato traguardo e che avevano posto fiducia e speranza nel partito. Purtroppo sono state deluse le aspettative, specialmente per il comparto scuola, con docenti in età avanzata rispetto ad altri colleghi Europei e i nati del ’52 come il sottoscritto. Sono stato confortato dalle dichiarazioni di E. Letta che, più volte, ha dichiarato, ai giornalisti e in alcune trasmissioni televisive, che non sarebbero state accettate misure che avrebbero portato all’aumento dell’età pensionabile, indicando i grandi patrimoni , i tagli alla politica, l’evasione fiscale, la riduzione delle spese militari e altre strade corrette per raccogliere i fondi necessari per combattere la crisi. Prima di Natale 2011 anche il PD ha appoggiato la manovra, vanificando i propositi e i progetti di vita di molti cittadini. Anche Prodi, nel periodo del suo mandato, promise di dare ai docenti e personale ATA una maggiore dignità e adeguati stipendi, oggi considerati troppo bassi perfino dalla Fornero. In quell’occasione il sottoscritto ha ricevuto solo ¼ degli arretrati spettanti, pagando come al solito le anomalie di un sistema iniquo.
    Né il precedente governo, tantomeno questo, sono in grado di far pagare il prezzo della crisi in proporzione alla ricchezza. Adesso che il grosso del
    “malloppo” è stato trovato dalle tasche altrui, la casta, i ricchi, le assicurazioni e la finanza gioiscono; il pericolo è passato.
    I loro interessi sono salvi.
    La scuola ha subito tagli forsennati, tagli selvaggi, blocco dei contratti di lavoro e retribuzione per parecchi anni e blocco degli scatti di anzianità. Che cosa aspetta il ministro dell’economia a ripristinare gli scatti,
    visto che i risparmi sono già stati accantonati attraverso il dimensionamento e la razionalizzazione? Tali fondi erano già stati accantonati durante il periodo del governo Berlusconi; mi auguro non ci sia una ulteriore discriminazione rispetto agli altri colleghi che hanno già avuto gli scatti alla scadenza programmata. Niente scippi!
    Apprezzo lo sforzo per la battaglia di equità costituzionale dell’onorevole Manuela Ghizzoni, per aver dato l’ultima speranza ai lavoratori del comparto scuola, per aver presentato l’emendamento affinchè possa essere riconosciuto il sacrosanto diritto ad andare in pensione il primo settembre 2012. Mi auguro che il Pd dimostri , sul filo del rasoio, di saper difendere i diritti del personale scolastico, spesso ignorati. Basta volerlo. Mi appello alla coerenza dell’onorevole Di Pietro. Non si chiedono agevolazioni, ma rispetto per l’equità sbandierata a parole, rispetto per i diritti acquisiti di una classe che ha pagato a caro prezzo, senza aver contratto alcun debito e lavorando per una vita a prezzi stracciati. E per l’eventuale ricerca di risorse, c’è anche il tesoretto da 719 milioni di euro che Camera e Senato non vogliono toccare; basterebbe solo meno della settima parte per far fronte ad una emergenza serie e dovuta (notizie acquisite grazie a G. M. Stella e S. Rizzo che hanno riportato un dettagliato articolo sul corriere della sera). Per concludere ritengo che l’eventuale mancata proroga al 31 agosto 2012, coincidente con l’unica finestra d’uscita per il comparto scuola, come è sempre stato, sarà una cocente delusione per tutti. In tal caso sono estremamente convinto che, alle prossime elezioni, ci saranno grandi sorprese e l’esercito della scuola
    farà sentire il suo peso. Ringrazio per lo spazio e invito insegnanti e personale della scuola a tenerci pronti per una classe action dall’esito certo ( a nostro favore) con richiesta di alti risarcimenti.Colgo l’occasione per inviare cordiali saluti e comunicare che per noi la fase “uno” non è ancora conclusa. Fino ad oggi siamo già più di 1000 persone disponibili ad un ricorso collettivo, nel caso il PD … non riuscisse ad ottenere concreti risultati.
    Cordiali saluti
    Tindaro

  2. Genttilissima Francesca, ho letto il suo articolo sulle pensioni del personale scolastico, incappato con la riforma Fornero in un’anomalia che va subito sanata, cioè l’anticipo al 31 /12 /2011 dei requisiti da sempre contati alla fine del nostro servizio ,cioè al 31/8 di ogni anno scolastico.Non chiediamo dunque alcun privilegio, ma solo il rispetto delle norme che riguardano il pensionamento del comparto scuola,così disattese da procedere a ricorsi, come ci apprestiamo a fare, se lunedì la nostra situazione non sarà sanata, approvando l’emendamento in commissione.
    Le chiedo cortesemente,se le è possibile, di sostenere la nostra causa .Grazie, con stima .

  3. Concordo con i post precedenti e ritengo che non bisogna mollare a proposito della proroga al 31/12/2012 per i lavoratori della scuola, siamo o no sostenitori del governo Monti, o vogliamo rischiare alle prossime elezioni di perdere il consenso dei lavoratori della scuola?

  4. @miggiano g.
    Concordo con la necessità di procedere a ricorsi colettivi qualora il sindacato non li promuova per ke evidenti disparità di trattamento che colpiscono la classe dei nati nel 52 che dovevano andare a breve in pensione e che si son visti di colpo alzare l’età di pensionamento di 5-6 anni con supergradoni inaccettabili .Credo anche che , per il discrimine ulteriore dei dipendenti pubblici rispetto ai privati (cui son stati condonati 2 anni), ci siano tutti i motivi per poterlo fare con successo..
    mazzolebiangelo@libero.it

  5. Sono un’insegnante della scuola primaria, fra un mese compiro’ 61 anni e, raggiungendo quota 96 nel 2012, pregustavo gia’ la pensione, purtoppo grazie alla Signora Fornero e al suo Governo tecnico, ma grazie anche a i nostri signori politici, per una grande iniquita’, loro che si vantano tanto di aver agito con equita'( ma dov’è l’equità, qualcuno glielo spieghi…) non potro’…ma i sindacati quando si svegliano?
    Grazie per la cortese attenzione, non vado oltre, sono veramente arrabbiata…

  6. 87 000 posti di lavoro non sono stati tagliati per risanare i conti dello Stato in mezzo alla crisi del debito pubblico: nel 2008 la maggior parte di noi non sapeva neppure chi fosse Standard & Poors.
    Molto è stato tolto ai lavoratori e alle lavoratrici della scuola perchè non si è mai stati capaci di fare fronte comune in maniera convinta: davanti ad una normativa faragginosa e complessa la priorità era trovare una scappatoia, un cavillo per salvaguardare ognuno il suo orto, piuttosto che impegnarsi in una battaglia comune.
    Il fronte sindacale si è spezzato tre mesi dopo l’emanazione della L. 133 e sono nati nuove associazioni (che mi rifiuto di considerare sindacati) per patrocinare ricorsi a tutto spiano senza una visione d’insieme del problema avendo come unico risultato l’aggravarsi ulteriore della situazione. Ora, sebbene sia molto dubbiosa sul processo di “revirgination” di alcuni, sembra essersi ricreata una linea comune: non mi interessa se fondata o meno se in questo frangente i lavoratori possono guadagnarci qualcosa.

    Ho 32 anni e sono una maestra precaria che sa che i prossimi due anni di tagli (perchè nessuno lo ribadisce mai abbastanza ma alla primaria la Gelmini non è finita) sarebbero potuti essere in parte “ammortizzati” dai pensionamenti. Ora mi si toglie anche questo piccolo “ammortizzatore naturale” e non è difficile intuire, alla luce di questo ennesimo taglio, cosa penso della PROPAGANDA del “largo ai giovani”.

    La posizione dei lavoratori della scuola migliorerà se sapremo unire le forze tra chi vuole uscire e chi vuole entrare. Il compito della politica è darci l’occasione per unici e, se questo non avviene, abbiamo perso tutti, noi per primi.

  7. Sono pienamente favorevole a qualunque iniziativa di protesta e ricorsi collettivi. Nata il 01/01/52 docente di scuola superiore, già pregustavo la mia pensione ed invece altri 2 anni!..Per la liquidazione poi!….. Forse potremo scordarcela!…

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