Scuola, educazione, ricerca nell’agenda del semestre italiano UE

Caro Presidente, le famiglie italiane guardano al Semestre italiano di presidenza dell’Unione europea con rinnovata speranza.
Sperano che dopo il massaggio chiaro dato alle ultime elezioni l’Europa non rappresenti più l’incubo di austerità tecnocratica, che ha spinto il nostro Paese, immobile da troppi anni, nella recessione e nella disoccupazione più drammatica dal dopo guerra. Quell’incubo va scacciato a suon di riforme. In Italia e in Europa. Ormai è chiaro a tutti che l’Europa a due velocità e’ un danno anche per chi corre veloce.
L’Italia ha molto da offrire all’Europa, già oggi. Dobbiamo solo smettere di piangerci addosso e imparare a guardare al presente e al futuro consapevoli delle nostre straordinarie realtà, senza le quali la comunità civile europea sarebbe più povera.
Tra i tanti esempi che si possono fare ne scelgo uno: si chiamano Patrizia Caraveo, Andrea Cimatti, Paolo Giommi, Alvio Renzini, sono i quattro italiani tra i primi cento al mondo al vertice della ricerca astrofisica mondiale secondo l’analisi dell’istituto di ricerca Thomson Reuters.
La VII commissione del Senato ha svolto un’indagine conoscitiva sullo Stato della Ricerca in Italia e abbiamo ascoltato decine e decine di Enti di ricerca, orgogliosi del proprio lavoro, già proiettati in una dimensione di lavoro globale, che chiedono più autonomia e soprattutto libertà da procedure burocratiche e dai vincoli che li equipara al Pubblico Impiego. La ricerca di base e la ricerca applicata sono le autostrade su cui deve correre l’innovazione da cui si puo’ attingere per rilanciare la competitività dell’industria italiana ed europea. Sì, siamo il Paese della Grande bellezza, che dobbiamo saper trasformare in ricchezza, come il nuovo decreto sulla cultura e il turismo intende fare, ma siamo anche il Paese che ha fior di imprese della meccanica e del packaging leader a livello mondiale, grazie alla qualità dei propri ingegneri.
Nei mille giorni del suo Governo, oltre a dover raggiungere gli obiettivi di convergenza Europea abbiamo il compito di raggiungere obiettivi di convergenza interna.
Lei Presidente parla spesso di scuola, non smetta mai di farlo, anche durante il semestre Europeo. Perchè se l’Europa non è solo norme prescrittive e cavilli, ma è il destino comune dei nostri figli e una comunità di valori, serve più scuola, più educazione, più mobilità europea degli studenti e degli insegnanti.
Molte recenti ricerche denunciano la forte denatalità, l’alta disoccupazione femminile, la povertà educativa dei bambini e delle bambine che sta attraversando l’Italia. L’Italia dei divari nasce a scuola: mentre in Emilia Romagna, Toscana e in molte regioni del Nord abbiamo già raggiunto il 33% di copertura dei posti nido e abbiamo un tasso di occupazione femminile che ci mette in regola con l’Europa, in Calabria solo il 2,1% dei bambini trova un posto e come conseguenza il tasso di occupazione femminile e’ pari al Pakistan.
E così, senza asili e tempo pieno alla primaria gli studenti del sud è come se avessero frequentato due anni in meno di scuola. Serve un nuovo piano nazionale di azione per assicurare a tutti, da Bolzano a Lampedusa, le stesse opportunità di apprendimento.
Se l’istruzione, leva fondamentale per la crescita, l’inclusione, l’uguaglianza e la libertà è uno dei valori fondanti l’unione europea, non può essere considerata tra i costi e i vincoli del patto di stabilità da rispettare. Deve essere considerata l’investimento più grande e più urgente che l’Unione assicura agli Stati Membri per la costruzione di una vera cittadinanza europea.
Il Governo ha affrontato di petto un’emergenza nazionale: l’edilizia scolastica con un’iniezione di 2 miliardi e mezzo di euro per mettere in sicurezza le scuole ed edificarne di nuove che siano anche nuovi ambienti di apprendimento per promuovere innovazione didattica. Ora dobbiamo uscire dalla rincorsa di questa o quella emergenza e sfuggire al devastante senso comune che da troppo tempo costituisce il solo riferimento per la politica scolastica. C’è bisogno di individuare una nuova direzione per lo sviluppo dell’educazione, che tenga conto del progresso della conoscenza, dello sviluppo dell’economia, dei nuovi scenari aperti dalla tecnologia, che sappia restituire fiducia e ricostruire il patto educativo tra la scuola e le famiglie nel rispetto reciproco dei ruoli . Ma occorre anche valorizzare la specificità del patrimonio della cultura europea, all’interno della quale quello italiano costituisce un apporto determinante.

Non saranno le riforme dall’alto ad ordinare agli insegnanti di rivoluzionare la didattica per dimezzare la dispersione scolastica e alzare i livelli di apprendimento degli studenti italiani. Ma è la loro professionalità che può farli diventare leader del cambiamento, abbandonando la lezione frontale e recuperando coinvolgimento e responsabilità di risultato. Nonostante i tagli di questi anni la tenacia degli insegnanti e dei dirigenti scolastici ha fatto nascere nel Paese, tanto al sud, quanto al Nord, buone pratiche didattiche. Per questo può esser sensato unire Indire e Invalsi per farne un unico Istituto Nazionale per la Valutazione e la Ricerca didattica.
La valutazione deve essere uno strumento di lavoro utile agli insegnanti e alle scuole per permettere di guidare i ragazzi e le ragazze ad avere livelli di apprendimento e competenza paragonabili ai loro coetanei europei.
La valutazione deve servire a far raggiungere a ciascuna scuola, il massimo del proprio potenziale, accompagnandola verso il miglioramento.
Furono le maestre e i maestri con il loro lavoro incessante a fare davvero l’unita’ d’Italia, poiché la mancanza di istruzione impediva agli italiani più di ogni altra cosa la partecipazione consapevole alla vita sociale e del nuovo stato. Sono quindi gli insegnanti oggi che possono scrivere parole nuove e valori condivisi per questa ri-partenza europea.

Un pensiero su “Scuola, educazione, ricerca nell’agenda del semestre italiano UE

  1. Caro signor presidente del consiglio, voglia leggere questo articolo pubblicato su un portale dedicato alla scuola e attendibile nella sua plurale informazione, per riflettere sullo stato di considerazione che la nostra Repubblica rivolge alla categoria dei docenti… Non mi fraintenda, non voglio assolutamente intendere un paragone assoluto con la Svizzera ma più in generale sulla necessità di riconoscere l’inadeguatezza del salario riservato ai docenti che ogni giorno spendono molto per i nostri figli, per accompagnarli lungo il loro percorso di crescita, soprattutto come futuri cittadini. Il punto è che a leggere e confrontare i dati, per far si che un docente italiano si senta quanto meno gratificato dovremmo cominciare almeno a pensare che 1300 euro netti circa al mese non sono dignitosi per il compito che svolge. Sono giusti i circa 7000 euro mensili percepiti dai colleghi svizzeri? Forse si, forse no, forse sono tanti, non lo so. La cosa certa è che il salario dei docenti italiani è assolutamente lesivo della dignità di professionisti che hanno dedicato anni della loro vita alla propria formazione e dedicano anni della loro vita insieme ai ragazzi. Le chiedo di leggere e riflettere, poi se vorrà prendere in considerazione l’idea di intavolare e alimentare un dibattito in proposito, ne saremmo felici.

    http://www.orizzontescuola.it/news/dialogo-docente-italiano-2500-euro-20-anni-servizio-e-docente-svizzero-7mila-euro-15-anni-servi

    Ennio Ecuba

    P.S. Non sarebbe il caso di chiudere i rubinetti a tutti quei presunti giornali di partito (molti dei quali inesistenti (basta rivedere le puntate che la trasmissione Report ha dedicato a questo tema), che assorbono centinaia di milioni di euro per stampare delle copie (spesso non ne stampano nemmeno una dichiarando il falso con la compiacenza di stamperie che producono fatture false) ed altre centinaia per lo smaltimento delle copie invendute. Converrà con me che laddove esiste il dolo di copie non stampate affatto ma per le quali si produce fattura, è ancora più grave ricevere finanziamenti pubblici per smaltire copie che non esistono affatto… Perdoni la mia insistenza ma non è che ci vogliono extraterrestri per individuare gli sprechi, basta guardarsi intorno. E lei avrà, ora che siede a palazzo Chigi, la possibilità di guardarsi intorno con più cognizione di causa di quanto possiamo fare noi semplici cittadini.

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