Scuola e cultura, per una nuova crescita. Il mio intervento a Cortona per Areadem

E’ questo il tempo che ci e’ dato di vivere. Non un altro.
E’ il tempo della crisi. Il tempo in cui in Italia vivono 2 milioni e mezzo di bambini poveri. In cui un’intera generazione e’ schiacciata dal conto che l’Italia cicala degli anni ’80 ha lasciato da pagare ai propri figli.
Il Partito democratico forse e’ nato davvero nel giorno in cui, perse le elezioni di febbraio, ha smesso di chiudere gli occhi di fronte al fatto che c’è un’Italia di destra che continua a votare quel grumo di interessi rappresentato da Silvio Berlusconi e nell’ingovernabilita’ ha deciso di prendere l’Italia per mano e dimostrare che il Partito Democratico può essere utile all’Italia, può farla uscire dalla crisi. Nella prova più difficile, possiamo rinascere e convincere una parte più ampia degli elettori che ci votano da sempre, pensionati e pubblico impiego, che una forza progressista può essere vicina anche a imprenditori, artigiani, precari e commercianti.
C’è l’oggi. Nel governo Letta nostri uomini e donne sono impegnati in ciò che non avremmo mai voluto fare: risolvere i problemi più urgenti dell’Italia con il nostro avversario politico. Lo stanno facendo con coraggio, con la schiena dritta, senza abdicare ai nostri principi e valori.
Il governo Letta ha bisogno di sentire che in questa prova c’è tutto il PD. Che il PD e’ li con la propria forza per aiutare ad imporre l’equità come timone delle scelte. I provvedimenti di questi mesi sono stati tanti: dal pagamento dei debiti della pubblica amministrazione alle imprese, agli eco bonus per far ripartire l’economia, le risorse per la cultura e per la scuola, per promuovere una diversa qualità della crescita, che sa investire sul capitale umano, sul riconoscimento del merito con il piano delle borse di studio, sulla bellezza straordinaria del nostro patrimonio archeologico, artistico, monumentale. Un fattore competitivo mai abbastanza valorizzato. Da un lato si sta mettendo mano agli errori del passato del governo della destra e di quello tecnico, dall’altro si inizia a riformare. In questi mesi avrei voluto un Partito capace di valorizzare meglio i risultati raggiunti, orgoglioso del fatto che, nonostante le difficoltà, siamo noi che faticosamente stiamo aiutando l’Italia ad uscire dalla crisi. Avrei voluto vedere circolare alle feste volantini che spiegavano cosa stiamo facendo e i risultati raggiunti. Orgogliosi del fatto che con il decreto sul femminicidio sono state salvate da agosto 51 donne dal loro aguzzino finalmente arrestato e orgogliosi di aver iniziato a restituire risorse alla scuola, permettendo di tenere le scuole aperte tutto il giorno. Invece no. Alcuni sostengono che ci vorrebbe “ben altro”. Ma con il benaltrismo caro alla sinistra non si salvano le vite delle donne e non si fa ripartire la scuola.

Ecco. Stiamo cercando di far diventare l’Italia un Paese normale, nonostante l’anomalia Berlusconi e questa orrenda legge elettorale che dobbiamo cambiare. Un Paese che dopo un confronto politico anche aspro in campagna elettorale, poi si occupa della soluzione dei problemi dei cittadini sulla base dei voti che le forze politiche hanno conquistato. Come possiamo attrarre capitali e imprese se da noi non c’è mai certezza delle regole, se viviamo in una perenne instabilità politica.

La fatica fatta fin qui e i semi della ripresa, come li ha chiamati Napolitano, verranno spazzati via se il partito di Berlusconi manderà tutto all’aria. Se non dimostriamo fino in fondo di saper riformare le Istituzioni dimezzando i parlamentari e passando ad un sistema monocamerale. Senza ridisegnare il sistema degli enti locali. Dando definitiva attuazione alle città metropolitane, aggregando piccoli comuni che non hanno una dimensione sufficiente a dare risposte efficienti e servizi ai cittadini, sarà solo Grillo a guadagnarci. Allora faccio un appello ai senatori del PDL: l’affetto a Berlusconi l’avete già dimostrato. Ora dimostrate di voler bene all’Italia e agli italiani e finiamo di salvare il Paese dall’antipolitica. Fondate una destra europea e poi torniamo all’alternanza.

Noi siamo qui. Con le nostre idee per cambiare l’Italia. Per guardare avanti e non per voltarci indietro. Non siamo traditori perché perso lo scorso congresso abbiamo sostenuto con lealtà chi quel congresso aveva vinto, senza mai nascondere ciò che davvero pensavamo. E non diventeremo renziani. Ma voteremo Renzi perché pensiamo che il PD tra i candidati in campo abbia bisogno della sua energia per conquistare un elettorato più ampio. Ma non solo. Voterò Renzi segretario perché spero davvero che dopo averlo tanto predicato, il PD diventi davvero un partito aperto e non un partito inagibile perché ostaggio dei feudalesimi locali. Che se non sei stato da piccolo di quel nucleo del Partito o non la pensi come la maggioranza non ti fan mettere neppure piede nei circoli. Altro che correnti!
Ma saremo un partito migliore e anche noi dobbiamo dare un contributo e buon esempio su questo, se sapremo essere inclusivi, se sapremo condividere le soluzioni ai problemi facendo partecipare le persone, se dopo il congresso maggioranza e minoranza sapranno ritrovarsi unite per cambiare assieme l’Italia. Impariamo almeno dagli errori del passato recente. Lo dico a Matteo Renzi. Bersani ha sbagliato tutto quando si e’ chiuso in un ristretto nucleo di comando. E Non pensiamo che la destra sia già sconfitta.

Se il nostro obiettivo e il nostro sogno e’ realizzare davvero il PD, dobbiamo intenderci su cosa e’ allora il cambiamento che proponiamo all’Italia.

1. Cos’è merito: nell’Italia dei divari tra nord e sud, tra ricchi e poveri, quando parliamo di merito non possiamo dimenticare che chi abbandona la scuola e finisce nella generazione dei neet che non studia e non lavora, sono soprattutto ragazzi di famiglie povere, delle periferie urbane e del mezzogiorno in cui i bambini non avendo asili nido e tempo pieno e’ come se frequentassero due anni in meno di scuola. Allora per riconoscere il merito e premiarlo, bisogna prima rimette tutti agli stessi nastri di partenza . Per fare di questo Paese un Paese europeo e moderno, appena avremo le risorse per farlo , faremo come la Germania . Investiamo nelle infrastrutture del capitale umano con una rete di asili nido che può far crescere, liberandola, anche l’occupazione femminile.

2. Cultura il petrolio italiano è l’immenso patrimonio artistico, archeologico e culturale. Un patrimonio unico al mondo.Ma questa mia affermazione, che credo sia condivisa dall’aula intera, resta pura retorica se non vengono non solo investite risorse, ma se non si attuano politiche di governo del sistema dei beni e delle attività culturali che ne rendano effettiva la valorizzazione, la manutenzione e la fruizione. Favorire rispetto alla contrattazione “quasi” individuale di Istituti, Enti Locali e altro, l’attribuzione di risorse secondo parametri che riconoscano la qualità delle produzioni artistiche, la loro circuitazione, le capacità produttive, di ricerca e di rapporto con i network internazionali credo sia  un fattore di sviluppo di politiche  che farà crescere l’intero sistema. Fare sistema. In un Paese in cui troppo spesso anche a livello locale le singole istituzioni non si parlano, non cooperano e vivono in una splendida solitudine, che nel tempo della crisi diventa meno splendida, questo Governo ha deciso di promuovere la cooperazione tra istituzioni culturali, tra istruzione e cultura,  tra cultura e turismo e imprese tenendo conto dei principi di sussidiarietà verticale ed orizzontale.

Ecco se al congresso parleremo anche di queste priorità, proponendo l’istruzione e la cultura come leve per una nuova crescita -e non solo di nomi- parleremo dell’Italia.

Un pensiero su “Scuola e cultura, per una nuova crescita. Il mio intervento a Cortona per Areadem

  1. Abbiamo tutti il dovere di impegnarci affinché l’ITALIA riacquisti dignità e prestigio ma ai politici illuminati spetta il compito di individuare le priorità ,tracciare percorsi utili alla crescita , riconsegnare i diritti ai lavoratori schiacciati dagli errori-orrori della riforma Fornero , ristabilire equità e giustizia.
    Ai programmi devono seguire i fatti .

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