LEOPOLDA’13. Il report del lavoro del TAVOLO 15: INFANZIA

Vogliamo mettere i bambini e gli adolescenti al centro dell’agenda politica italiana. Occuparsi di infanzia significa fare gli asili nido, promuovere l’occupazione femminile, sostenere le famiglie, rilanciare l’istruzione, sviluppare le competenze di chi domani dovrà mandare avanti il Paese.

“ognuno di noi può diventare un santo o un bandito, ma ciò dipende dai nostri primi anni di vita e questo e’ il risultato del dialogo che si instaura tra i nostri geni e l’ambiente familiare e sociale nel quale cresciamo” Rita Levi Montalcini

Quindi ….E’ ora di pensare alla crescita!

La scuola aumenta la mobilità sociale consentendo alle persone di talento e meritevoli di raggiungere i più alti gradi di istruzione.

Le abilita’ cognitive contribuiscono alla crescita economica. 25 punti Pisa in più nel livello medio di competenza della popolazione comportano 5 decimi di PIL in più e il tasso di crescita procapite di un Paese aumenta dell’1,7%, se si incrementa di 100 punti il punteggio Pisa degli studenti.

Se decidessimo di investire per far crescere le competenze dei ragazzi del sud con servizi 0-6, tempo pieno nelle scuole, dimezzando la dispersione scolastica, nel 2025 avremmo allineato il reddito pro capite tra sud e nord, chiudendo un problema che attanaglia l’Italia da 150 anni.

Consiglio Europeo del 2002 aveva tracciato gli obiettivi per il 2010:

-occupazione femminile almeno al 60%
-offerta servizi 0-3 al 33%
– scuole infanzia al 90%

In Italia la mancanza di servizi di supporto nelle attività di cura rappresenta un ostacolo per il lavoro a tempo pieno di 204mila donne occupate part-time (14,3%) e per l’ingresso nel mercato del lavoro di 489mila donne non occupate (l‘11,6%) (dati Istat)

1/4 delle donne occupate non rientra al lavoro dopo la maternità. Il tasso di disoccupazione continua a calare anche dopo il terzo anno, diversamente da altri Paesi europei (Manager Italia)

L’Italia e’ il Paese dei divari:
-divari territoriali
-di genere
-tecnologici
-etnici
-di Indirizzo scolastico
-socioculturali

Dove intervenire?
-istruzione 0-6 anni
-tempo scuola
-formazione in servizio degli insegnanti
-tecnologie
-valutazione

Crescere bene, crescere insieme. L’educazione e l’istruzione 0-6 anni
Le indicazioni a livello europeo. Già nel 2002 il Consiglio delle Comunità europee ha riconosciuto l’importanza dell’estensione dei servizi prescolari per lo sviluppo economico dei paesi fissando per il 2010 l’obiettivo di copertura dell’utenza per i bambini sotto i 3 anni al 33%. L’Italia oggi non raggiunge il 18% di copertura dei posti. I nostri bambini non meritano servizi e scuole dell’infanzia qualunque. L’esperienza realizzata in Italia nell’ultimo mezzo secolo in applicazione delle leggi 1044/1971 e 444/1968, ottenute dalle lotte delle donne e dei movimenti sindacali, e ampliata e sostenuta dai governi locali di centrosinistra, ha mostrato come i servizi educativi prescolari, nidi e scuole per l’infanzia, costituiscono non solo un’importante fonte di occupazione diretta e indiretta ma anche un’opportunità educativa di fondamentale importanza per i cittadini più piccoli. Recentemente anche la Commissione Europea ha ribadito l’importanza di garantire l’accesso universale a servizi di educazione e di cura per la prima infanzia inclusivi e di buona qualità, per consentire a tutti i bambini di affacciarsi al mondo di domani nelle condizioni migliori e fondare il futuro dell’Europa. Investiremo sulla qualità delle prime esperienze educative perché significa combattere le disuguaglianze sociali, garantendo a tutti il diritto a una piena cittadinanza.

Per il nostro Paese è urgente varare un nuovo Piano pluriennale per estendere la rete di asili nido e raggiungere l’obiettivo del 33% di copertura dei posti richiesto dall’Europa. Il centro sinistra di governo lo ha realizzato anche in epoca di risanamento dei conti, facendo compiere al Paese un balzo in avanti dal 9 al 18%.

La legge dello Stato dice che tutti i bambini e le bambine hanno diritto ad avere un posto nella scuola dell’infanzia. Ma i vincoli posti dal patto di stabilità interno all’assunzione del personale e i tagli ai bilanci degli enti locali hanno fatto crescere nuovamente le liste d’attesa in tutti i grandi comuni italiani.

LE PROPOSTE:

Ci impegniamo ad approvare una legge per l’educazione e l’istruzione 0-6 anni, che disegni i principi fondamentali e i Livelli Essenziali degli asili nido e della scuola dell’infanzia. Perché ciò che a tutti deve essere garantito, da tutti deve essere finanziato. E tutti i bambini, da Torino a Lampedusa, hanno diritto ad andare a scuola. Questo non significa che deve fare tutto lo Stato. Serve piuttosto il Governo pubblico del sistema integrato dei servizi educativi e di istruzione.
Livelli essenziali:
-33% copertura dei posti asili nido sul 75% dei territori comunali entro il 2020
-generalizzazione scuola dell’infanzia
-asilo nido, non più servizio a domanda individuale, ma diritto educativo di ogni bambino, anello fondamentale dell’istruzione prescolare;
-qualificazione universitaria personale educativo del sistema integrato e formazione in servizio del personale
-rapporti numerici educatore/bambino appropriati
-partecipazione famiglie
-unico coordinamento pedagogico e standard strutturali, organizzativi e di valutazione
-promozione dei Poli per l’Infanzia per condividere servizi generali e spazi collettivi, per promuovere la continuità del percorso educativo o-6 e oltre.
-lo Stato garantisce il 50% della quota capitaria del costo di gestione per ogni bambino che nasce, attribuendolo ai Comuni con la programmazione e il contributo delle Regioni. Con criteri di compensazione per la scuola dell’infanzia tra presenza di scuola Statale e trasferimenti. Oggi infatti Marche 80% scuola statale, Veneto 20% scuola statale, Emilia Romagna e Toscana prevalenza scuola comunale = sistema iniquo!

Definiti i livelli essenziali, un grande contributo in termini di sostenibilità del sistema può arrivare dalle imprese sociali. Il gettito fiscale tra IVA, irap, IRPEF lavoratrici, può uguagliare i costi di investimento pubblici.

PIANO DI AZIONE NAZIONALE triennale per raggiungere gli obiettivi previsti dalla legge o-6
Nel tempo della crisi le famiglie non ce la fanno a pagare le rette e ritirano i bambini dal nido: detrazioni fiscali per le famiglie delle rette dei nidi + detrazione del 18,5% (come per i ticket restaurant) alle imprese che erogano ai lavoratori e alle lavoratrici con bambini in età 3mesi-3 anni, un contributo fisso per il pagamento della retta del nido comunale o in convenzione.
Istituzione di un Dipartimento per l’Infanzia e l’Adolescenza presso la Presidenza del Consiglio che ne coordini le politiche e i Fondi (welfare, sport, sanità, etc…)
Far inserire indicatori sociali legati alla promozione delle condizioni dell’infanzia e dell’adolescenza ai vincoli europei;
In Italia vivono 2 milioni di bambini e bambine in condizione di povertà. In Italia negli ultimi anni c’è stata una costante riduzione dei finanziamenti destinati a famiglie, infanzia e maternità; il Fondo nazionale delle politiche sociali è passato da 1 miliardo di euro nel 2007 a 45 milioni nel 2013. Proposte: dotarsi di una strategia nazionale e di un piano di azione che preveda misure urgenti ed interventi di sostegno per consentire ai minori di essere educati nell’ambito della propria famiglia.
-rifinanziare in modo adeguato la legge 285 del 1997 “disposizioni per la promozione dei diritti e le opportunità dell’infanzia e l’adolescenza”.
-istituire un Fondo Nazionale da attribuire agli Enti locali su parametri che tengano in considerazione le condizioni di povertà minorile e che permettano la garanzia di diritti di cittadinanza, come il diritto all’istruzione, alla fruizione delle mense e del trasporto scolastico.
-stabilire meccanismi di tipo sostitutivo per evitare che finanziamenti e obiettivi concordati con le Regioni e gli Enti Locali, non vengano ottemperati.
-mettere a sistema tutte le sperimentazioni positive e le buone pratiche già esistenti in Italia.
-dare immediata attuazione attraverso i decreti legislativi alla Legge 219 del 10 dicembre 2012.
-prevedere misure urgenti affinchè le condizioni di indigenza dei genitori o del genitore non possano essere di ostacolo al diritto del minore alla propria famiglia.
-prevedere rigorosi controlli nelle strutture che ospitano i minori su tutto il territorio nazionale.
-prevedere un serio piano di contrasto alla dispersione scolastica, legando l’erogazione di sostegno alla famiglia alla frequenza a scuola dei figli;
-reperire le risorse necessarie per attuare un piano strategico di contrasto alla povertà minorile e giovanile finalizzato all’inclusione lavorativa dei giovani che escono dalle comunità di tipo familiare, considerato che tali risorse non devono essere considerate una spesa che crea debito, ma un investimento sul capitale umano e sullo sviluppo e la crescita del paese.
Coordinatore: Francesca Puglisi, Capogruppo PD VII Commissione e membro Commissione Bicamerale Infanzia
Discussant: Francesca Bottai, COESO, cooperativa sociale
Partecipanti: Franca Infantino, Carlotta Richetti, Marzia Emmer, Christian Morabito, Erminia Gatti, Alba Cortecci, Simona e Paolo, Silvia, Laura, Clanni 


3 pensieri su “LEOPOLDA’13. Il report del lavoro del TAVOLO 15: INFANZIA

  1. dove non ci sono nidi comunali…dove il costo per costruirli è elevato…dove ci sono bambini e famiglie che chiedono servizi all’infanzia..l’1 Agosto 2013 è stata approvata in Conferenza Unificata Stato-Regioni la prosecuzione del servizio sezioni primavera (in allegato, anche, un documento in cui si prospetta la stabilizzazione del servizio) dopo tutto questo ANCORA (AD ANNO SCOLASTICO PIENAMENTE INIZIATO) NESSUNA INTESA USR-REGIONI PER CONCRETAMENTE E FATTIVAMENTE, APRIRE ALLE FAMIGLIE IL SERVIZIO EDUCATIVO. Credete…non riusciamo più a capire! Purtroppo (è quello che concretamente vediamo) leggiamo solo parole e non vediamo i fatti. Io scrivo dalla Sicilia e scrivo a nome del gruppo facebook “Sezioni Primavera” …chiediamo un costruttivo incontro con la politica e alcune delle nostre referenti da tantissimo tempo, gridiamo da anni che le sezioni primavera possano ricevere dalla politica la giusta collocazione nel mondo scuola, gridiamo (insieme con le famiglie) che si possa garantire anche a quelle famiglie che non possono economicamente iscrivere i propri bambini in strutture private che si possa garantire a loro un servizio ottimo (perchè i bambini hanno bisogno di un servizio educativo ottimo e non mediocre). Chiediamo risposte e fatti…è giusto che un bambino insieme alla sua famiglia ancora (26 Ottobre 2013) non possa vivere la sua sezione primavera? e l’accoglienza? e la preparazione all’entrata nel contesto scolastico? e l’accoglienza ai genitori? e la cura nel socializzare con il mondo scuola? quando avverrà tutto questo? SONO UN’EDUCATRICE E DA ESPERTA NON PENSO ASSOLUTAMENTE CHE IL SERVIZIO SEZIONI PRIMAVERA DEBBA SUBIRE QUESTA POCA ATTENZIONE. Le chiedo (chiediamo) risposte. Attendendo le inviamo i nostri saluti.

  2. siamo un gruppo di educatrici di sezione primavera che ormai da 6 anni con molte difficoltà :economiche e burocratiche cerchiamo di mandare avanti questo splendido servizio,chiediamo attenzione e risoluzione dei problemi che ogni anno ritardano l’apertura delle sezione poi ci chiediamo ma quando finirà questa fase di sperimentazione?E’ giusto e sopratutto legale avere un contratto a progetto x 6 anni ‘direttamente con le scuole? ogni tanto ci piacerebbe sentir parlare di SEZIONI PRIMAVERA quando si parla di servizi x la prima infanzia e non solo di asili nido, noi lavoriamo nella scola dell’infanzia su progetti specifici dall’accoglienza all’integrazione del bambino con la scuola dell’infanzia rispettandone i tempi e le necessità di ogni bambino La ringraziamo, e augurandole buon lavoro confido in una risposta.Lella Sola gruppo facebook

  3. Buongiorno,
    le scrivo perchè per anni mi sono occupato della diffusione di servizi per la prima infanzia sul territorio nazionale, lavorando per un’organizzazione che finanziava modelli leggeri di servizi per la prima infanzia. Poi le vicende professionali, mi hanno portato ad occuparmi, oggi, di dispersione scolastica. Potremmo due facce quasi della stessa medaglia. Sono d’accordo con la necessità di diffondere i servizi prima infanzia, proprio nel rinforzo di un sistema childcare, che crede non tanto nel rafforzamento di competenze versus pil, deriva troppo utilizzata recentemente, ma perchè l’investimento è prima umano e poi sul capitale umano. In anni ho visto modelli economicamente pesanti, non collegati al territorio, progetti validi ma non sostenibili. Occorre, mi creda, mettere al centro il territorio e fare in modo che la partita, sia essa asilo nido che dispersione scolastica, metta al centro la voce del territorio. grazie del suo contributo.

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