La Rimozione di Massimo Recalcati

Oggi su Repubblica Massimo Recalcati accusa il PD di voler compiere con il Governo Letta un’operazione di rimozione in nome della pacificazione. E assimila la sostituzione di Berlusconi con un immaginifico statista, alla rimozione della madre che sostituisce la figlia morta con un pezzo di legno.
Recalcati pero’ rimuove le ragioni per cui il Governo Letta e’ nato. Non come governo di pacificazione, ma come Governo di servizio al Paese.

E’ vero. Berlusconi non rappresenta la destra liberale, ma un uomo che ha bloccato l’Italia e il Parlamento per troppi anni con i suoi guai giudiziari e i suoi interessi. Nessuno lo nega.
La vera rimozione pero’ oggi la compie chi non vuole vedere che gli italiani, nonostante tutto, continuano a votarlo.

L’idea della pacificazione – sostiene Recalcati – vuole sostituire la dimensione politica del conflitto con la negazione delirante della realtà.
A me non sembra proprio. E basta osservare il conflitto in corso e quel che accade in queste ore con la legge sull’omofobia o sulla diversa concezione della riforma dell’IMU.

Ma il ruolo nobile e alto della politica consiste nella capacita’ di comporre dialetticamente le diverse istanze di cui e’ fatta la vita della polis (cito sempre Recalcati), dunque la sfida del PD oggi e’ di pacificare gli italiani con la politica e con le istituzioni democratiche, dimostrandosi capace di risolvere i drammi della disoccupazione e della crisi economica e sociale, non “congelando” i propri voti come fanno i grillini e SEL nell’antiberlusconismo, ma trovando, con il confronto nel Governo e in Parlamento, le soluzioni utili al Paese. Recalcati dice che Letta sfida ogni principio di realtà pensando che sia possibile governare con questa destra. E’ una missione così impossibile?
Non mi pare, vedendo i risultati di 90 giorni di Governo.
Se non ci fossimo assunti la responsabilità di formare un Governo di servizio al Paese con le forze politiche disponibili a farlo, non avremmo rinnovato la cassa integrazione in deroga, non avremmo permesso alle Pubbliche Amministrazioni di pagare i propri debiti alle imprese, non avremmo fatto uscire l’Italia dalla procedura di deficit eccessivo, riuscendo presto ad allentare i vincoli europei per gli investimenti, non avremmo dato le risposte che servono alle grandi emergenze dei terremoti dell’Emilia-Romagna e dell’Aquila. Se questo Parlamento, che finalmente ha un buon numero di donne che siedono sugli scranni, avesse sciolto subito le Camere, non avremmo ratificato la Convenzione di Istanbul contro il femminicidio.
Se non provassimo ad approvare prima dell’Estate il decreto Fare, gli studenti capaci e meritevoli, privi di mezzi resteranno senza le borse di studio di mobilita’ a loro dedicate e  il turnover nelle Universita’ resterà bloccato. Stiamo realizzando riforme che aspettavamo da decine di anni, come la parificazione dei diritti tra figli legittimi e figli naturali, la riforma dell’art. 416 ter del Codice Penale, sulla persecuzione dello scambio elettorale politico-mafioso.
Se continuiamo a fare gli schizzinosi di fronte ad una destra che continua a prender voti in democratiche elezioni, noi resteremo per sempre a gridare nelle piazze, e i tanti problemi irrisolti. Dimostrando così si, che le istituzioni democratiche sono inutili e che il nostro Paese e’ davvero bloccato dai processi di Berlusconi.
Questo PD può diventare credibile e aiutare concretamente l’Italia ad uscire dalla crisi e dalla transizione democratica, oppure rinchiudersi nel proprio antiberlusconismo lasciando il Paese nel declino. Ma dalla prova della fase difficile di oggi, ne va della credibilità e della capacita’ di vincere le elezioni domani. E questo vale tanto per Letta, quanto per Renzi.

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