la Mozione Infanzia e adolescenza Votata al Senato all’unanimità

Il Senato, premesso che:
la Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, approvata a
New York il 20 novembre 1989 e ratificata dall’Italia con la legge del 27
maggio 1991, n.176, enuncia i diritti fondamentali che devono essere
riconosciuti e garantiti a tutti i bambini e le bambine. La Convenzione
impegna gli Stati ad assicurare a tutti i minori, senza distinzione di razza,
sesso, lingua, religione, opinione del bambino-adolescente o dei suoi
genitori, il diritto alla vita, alla sopravvivenza e allo sviluppo, impegnando
il massimo delle risorse disponibili per tutelare la vita e il sano sviluppo dei
bambini, anche tramite la cooperazione tra gli Stati. Per la Convenzione
ogni legge, provvedimento, iniziativa pubblica o privata e in ogni
situazione problematica, l’interesse del bambino-adolescente deve avere la
priorità;
alla fine del 2011, dopo aver esaminato il terzo rapporto periodico
presentato dal Governo italiano, il Comitato Onu ha rivolto al nostro Paese
oltre 50 raccomandazioni per combattere la povertà minorile, le
discriminazioni e i divari territoriali, la dispersione scolastica, per
migliorare le condizioni di vita dei minori con disabilità, l’accoglienza e
l’integrazione dei minori stranieri, specie se non accompagnati. Il Comitato
Onu ha inoltre espresso particolare preoccupazione per la mancanza di un
fondo per l’implementazione del piano nazionale infanzia e per i tagli alla
scuola;
l’Italia è infatti agli ultimi posti in Europa negli indicatori principali relativi
al benessere e ai diritti dell’infanzia;
come hanno avuto modo di denunciare il dossier di Save the children e il
rapporto Unicef, si è di fronte ad una vera e propria emergenza infanzia:
due milioni di bambini italiani vivono al di sotto della soglia di povertà,
circa 950.000 di questi hanno un’età compresa tra zero e sei anni e il 23,7
per cento di questi vive in stato di deprivazione materiale. Molte sono le
segnalazioni di enti locali del crescente numero di bambini e bambine che
arrivano a scuola la mattina senza aver consumato un pasto adeguato la
sera precedente;
la povertà minorile non è solo un fenomeno inaccettabile dal punto di vista
etico e della violazione dei diritti. È una pesante ipoteca sul futuro di
centinaia di migliaia di bambini e bambine e una zavorra per il futuro del
Paese;
la critica situazione economica che sta attraversando il Paese viene pagata
duramente dalle nuove generazioni e rischia di creare nei prossimi anni
importanti mutamenti socio-economici;
considerato che:
la situazione è certo peggiorata con la crisi economica, ma è frutto
soprattutto di politiche carenti e frammentarie, lontane da quelle degli altri
Paesi europei;
negli ultimi anni c’è stata una costante riduzione dei finanziamenti destinati
a famiglie, infanzia e maternità; il Fondo nazionale delle politiche sociali è
passato da un miliardo di euro nel 2007 a 45 milioni nel 2013;
anni di tagli ai fondi per la scuola pubblica e ai bilanci degli enti locali
hanno reso insostenibili quelle reti di welfare inclusivo anche nelle realtà in
cui queste esistono;
complessivamente, nello studio Unicef che ha esaminato le condizioni di
vita dei bambini dei 29 Paesi dalle economie più avanzate, l’Italia si trova
al 22° posto della lista;
nello specifico, l’Italia è nelle retrovie in particolare per quanto riguarda
l’istruzione (al 25° posto), al 22° per la partecipazione a forme di istruzione
superiore, al 24° per i risultati scolastici conseguiti;
la povertà è infatti strettamente legata anche al fenomeno della dispersione
scolastica, limita le opportunità educative e di crescita, aggrava i già
pesanti divari territoriali che affliggono il Paese;
la povertà minorile influisce pesantemente anche sulle cure mediche e la
prevenzione sanitaria, che sono drasticamente crollate di fronte ad una
mancanza di mezzi economici delle famiglie, e sulla qualità
dell’alimentazione dei bambini e delle bambine e degli adolescenti;
il dato ancora più drammatico è l’allontanamento dei minori dal nucleo
familiare per questioni di indigenza della famiglia di origine, che arriva alla
perdita, il più delle volte della capacità genitoriale. E il disagio dei minori e
degli adolescenti allontanati dalla famiglia resta, nella nostra società, non
solo irrisolto, ma in gran parte ignorato;
constatato che il Governo italiano dovrà inviare al Comitato ONU il
prossimo rapporto governativo entro il 4 aprile 2017, si impone al nostro
Paese un supplemento di impegno e un cambio di passo sulle politiche
dedicate all’infanzia e all’adolescenza, affinché le disposizioni della
Convezione non restino una mera petizione di principio,

impegna il Governo:

1) ad adottare con la massima urgenza ulteriori politiche di crescita atte a superare la crisi economica che ha impoverito soprattutto le famiglie che hanno figli minori;
2) a predisporre al più presto un Piano Nazionale di azione per l’Infanzia e l’adolescenza e di risorse adeguate dedicate, quale strumento fondamentale per definire una strategia nazionale che preveda una pluralità di misure, coordinate e coerenti, perché la povertà agisce su diverse dimensioni e non ci può essere un unico strumento valido per affrontarla;
3) ad operare in direzione di un approccio coordinato a favore dell’infanzia
e dell’adolescenza e dei suoi diritti, al fine di superare una dispendiosa e
poco proficua frammentazione delle competenze tra più organi, statali,
regionali e locali, e di garantire, mediante una visione unitaria, la
conoscenza dei dati e delle risorse complessivamente spese e la pari
opportunità di accesso ai diritti dei bambini e degli adolescenti dell’intero
territorio nazionale;
4) a considerare il semestre di presidenza italiana del Consiglio dell’Unione
europea come un’opportunità per promuovere, in tale ambito, il rilancio ed
il rafforzamento delle politiche e degli investimenti a favore delle giovani
generazioni, anche con l’intento di escludere le spese più direttamente
dedicate all’infanzia, alla scuola e alle famiglie dal calcolo dell’indebitamento, considerandole spese in conto capitale, ovvero
investimenti capaci di creare lavoro e valore;
5) a prevedere misure urgenti ed interventi di sostegno per consentire ai
minori di essere educati nell’ambito della propria famiglia;
6) a definire e assicurare su tutto il territorio nazionale i livelli essenziali di assistenza e la capacità di corrispondere ai diritti sociali e civili dei bambini e degli adolescenti, in termini di alloggi adeguati, accesso e qualità della formazione, di politiche della sanità e della sicurezza;
7) a rifinanziare in modo adeguato nella legge di Stabilità la legge n. 285 del 1997, recante “disposizioni per la promozione dei diritti e le opportunità dell’infanzia e l’adolescenza”;
8) ad accompagnare la sperimentazione delle misure di sostegno all’inclusione attiva previste nella legge di stabilità in tutto il territorio nazionale con progetti indirizzati ai nuclei familiari con minori e in grave difficoltà economica, elaborati e gestiti dagli enti locali in
collaborazione con gli operatori sociali e con l’associazionismo territoriale;
9) ad istituire un Fondo nazionale da attribuire agli enti locali su parametri
che tengano in considerazione le condizioni di povertà minorile e che
permettano la garanzia di diritti di cittadinanza, come il diritto
all’istruzione, alla fruizione delle mense e del trasporto scolastico;
10) a stabilire meccanismi di tipo sostitutivo per evitare che finanziamenti e
obiettivi concordati con le Regioni e gli enti locali non vengano,
rispettivamente, utilizzati e rispettati;
11) a diffondere tutte le sperimentazioni positive e le buone pratiche già
esistenti in Italia;
12) a dotarsi di strumenti di analisi che consentano di valutare l’impatto che
le misure adottate realizzano sulla qualità di vita dei bambini, delle bambine, degli adolescenti e dei giovani adulti;
13) a dare immediata attuazione, attraverso appositi decreti legislativi, alla
legge 10 dicembre 2012, n. 219;
14) a prevedere misure urgenti atte a specificare che le condizioni di
indigenza dei genitori o del genitore esercente la potestà genitoriale non
possono essere di ostacolo all’esercizio del diritto del minore alla propria
famiglia;
15) a riconoscere i diritti dei bambini e delle bambine figli di madri private
della libertà, favorendo il soggiorno con le mamme fuori dalle strutture
carcerarie, in case famiglia protette, come già previste dalla legge n. 62 del
2011;
16) ad effettuare, nel rispetto delle competenze disciplinate dalla legge, il monitoraggio del numero esatto di case famiglia presenti su tutto il territorio nazionale, al fine di tracciare la mappatura delle stesse; a prevedere ed attivare rigorosi meccanismi di controllo e vigilanza maggiormente efficaci sulle attività svolte dalle comunità o case famiglia, al fine di testare l’effettiva necessità, validità ed utilità dei progetti di affido previsti per ciascun minore;
17) a procedere ad una riforma dei servizi sociali al fine di rendere l’intervento degli stessi più selettivo ed efficace e maggiormente calibrato sulle esigenze del minore;
18) a valutare l’opportunità e l’urgenza di un piano di investimenti per
l’istruzione pubblica che, a cominciare dai servizi alla prima infanzia,
consenta alle famiglie di sentirsi coinvolte e supportate nei compiti
educativi, soprattutto nelle aree a maggiore dispersione scolastica. A promuovere nelle scuole una piena integrazione dei minori stranieri anche con misure di supporto alla loro alfabetizzazione.
19) a porre in essere iniziative, anche di natura normativa, finalizzate ad istituire il tribunale della famiglia, al fine di adeguare il sistema della giustizia minorile alle “linee guida per il processo minorile in Europa”, approvate dal Consiglio d’Europa il 17 Novembre 2010, garantendo, in particolare, il diritto all’ascolto del minore e il diritto a mantenere un rapporto stabile con entrambi i genitori, anche se separati o divorziati, salvo nel caso di ragioni che giustifichino l’allontanamento di un genitore dal proprio figlio;
19) a reperire le risorse necessarie per attuare un piano strategico di
contrasto alla povertà minorile e giovanile finalizzato all’inclusione
lavorativa dei giovani che escono dalle comunità di tipo familiare, visto che
tali risorse non devono essere considerate una spesa che crea debito, ma un
investimento sul capitale umano e sullo sviluppo e la crescita del Paese.

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