Interrogazione Al Ministro : quanto investiamo sulla salute mentale degli adolescenti?Il disagio aumenta, le famiglie sono lasciate sole

Interrogazione urgente (Art. 151 Reg. Sen.)

Al Ministro della Salute

Premesso che il 21 Gennaio a Modena si svolgerà un convegno internazionale promosso dalla Fondazione Child che porrà all’attenzione della comunità scientifica e dell’opinione pubblica la necessita’ e l’urgenza di “un nuovo approccio alla salute mentale dei bambini e degli adolescenti, di nuovi paradigmi e nuove collaborazioni nella ricerca, nella formazione e nei servizi”;

Considerato che, le ricerche mostrano che la maggior parte dei disturbi mentali dell’età adulta ha un esordio nell’infanzia e dell’adolescenza. L’incidenza delle malattie mentali nei giovani è oggi ben documentata e mostra come questa fascia di età sia particolarmente vulnerabile: il 75% dei problemi di salute mentale, infatti, inizia prima dei 25 anni, e il 50% tra i 12 e i 25 anni.

Constatato che malgrado gli allarmanti dati epidemiologici, i trattamenti sono spesso offerti con grande ritardo e il bisogno di cure non sempre soddisfatto. Dei giovani affetti da problemi di salute mentale solo uno su quattro riceve un aiuto professionale. Quanto agli adolescenti con disturbi mentali di maggiore gravità, solo la metà riceve delle cure; un numero ancora inferiore di essi accede a protocolli trattamentali di dimostrata efficacia. I giovani, inoltre, sembrano essere scarsamente informati sui temi della salute mentale, mostrando di avere una scarsa conoscenza della sintomatologia e delle possibilità di aiuto cui possono accedere.

Sebbene siano stati fatti importanti passi avanti, i servizi di salute mentale sono ancora oggi difficilmente accessibili ad un giovane, anche quando ne ha più bisogno: lo stigma legato all’accesso ad un percorso clinico è tutt’oggi significativo; il ricorso ai servizi è quindi limitato, tardivo o di breve durata. Le famiglie sono abbandonate alla totale solitudine nella ricerca della soluzione, della terapia, del professionista che possa restituire la speranza di una vita serena. La sindrome bipolare, che si manifesta tipicamente in adolescenza, colpisce circa 600 mila persone in Italia, e riceve molte meno attenzioni delle malattie rare.

Rilevato che in mancanza di appropriati trattamenti, molti adolescenti sviluppano sintomatologie acute, spesso gestite in urgenza nelle strutture ospedaliere. Queste difficoltà possono divenire croniche e disabilitanti.

I disturbi mentali sono spesso associati al fallimento scolastico, allo scarso rendimento lavorativo e difficoltà familiari si associano spesso a questi quadri psicopatologici. E’ stato stimato che queste conseguenze a lungo termine comportano alti costi per la società.
Per questo la salute mentale dei giovani è una questione di rilevanza cruciale all’interno della comunità, e la sua effettiva gestione una priorità per il sistema sanitario del nostro Paese.

Occorre che i servizi specifici rivolti ai giovani si focalizzino sugli esordi precoci dei disturbi mentali (comprendenti psicosi, disturbi dell’umore e dell’alimentazione, abuso di stupefacenti) e, dunque, sulla prevenzione e sull’intervento precoce.

Dimosrato che i bambini e gli adolescenti hanno bisogno di essere curati con modelli di dimostrata efficacia, colmando le evidenti lacune tra la ricerca e la pratica clinica: tutt’oggi, infatti, molti interventi di cui è stata dimostrata l’efficacia nei contesti accademici non vengono adottati nella pratica clinica, non traducendosi in un reale miglioramento del giovane paziente. Abbiamo, inoltre, bisogno di nuovi approcci che integrino aspetti biologici e psico-sociali: solo portando le buone prassi tra le famiglie e nella comunità sarà possibile migliorare l’identificazione precoce e il trattamento dei giovani.

L’interrogante chiede al Ministro della Salute:

quanto il nostro Paese sta investendo nella ricerca sulla salute mentale dei bambini e degli adolescenti e nella ricerca di possibili cure su patologie molto diffuse come la sindrome bipolare; cosa intenda fare per far sì che le best practices individuate dalla ricerca siano effettivamente implementate nei contesti reali, tradotte in nuove culture di assistenza e verificate rispetto alla loro efficacia su popolazioni più ampie.

Sen. Francesca Puglisi

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