Il mio intervento in aula per la discussione del decreto “Valore Cultura”

Ho ascoltato gli interventi, tutti  abbiamo detto che finalmente si torna ad investire nella cultura, come leva fondamentale della crescita del Paese. Il nostro è un Paese che non ha grandi estensioni, che non ha materie prime, il petrolio italiano è l’immenso patrimonio artistico, archeologico e culturale. Un patrimonio unico al mondo.

Ma questa mia affermazione, che credo sia condivisa dall’aula intera, resta pura retorica se non vengono non solo investite risorse, ma se non si attuano politiche di governo del sistema dei beni e delle attività culturali che ne rendano effettiva la valorizzazione, la manutenzione e la fruizione. Il decreto “valore cultura” non è un lavoro astratto o di mera iniezione di risorse a pioggia per annunciare un’inversione di  tendenza, che comunque era molto attesa, ma un sistema di norme che inizia a rendere efficace ed efficiente l’utilizzo delle risorse stesse.

E’ per questo che voglio ringraziare il Ministro Bray, la Sottosegretaria Borletti Buitoni che ha seguito i nostri lavori, il relatore Marcucci e tutti i commissari della VII commissione per l’importante lavoro fatto per rendere trasparenti i meccanismi di finanziamento delle istituzioni culturali che attraversa tutto il testo. C’è un passo in più che può essere ancora fatto, e alcuni nostri odg vanno in questa direzione: auspichiamo che dalla prossima legge di stabilità Musei, Teatri e Fondazioni lirico sinfoniche possano contare su finanziamenti triennali, così da poter programmare con certezza le attività e attuare adeguate politiche di fund raising, di marketing e di sviluppo delle relazioni internazionali.

Intanto, grazie alla caparbietà del Ministro, sono stati restiuiti alla cultura i proventi dei biglietti dei Musei e degli altri luoghi della cultura, che prima restavano al MEF e solo in parte tornavano alla cultura.

Oltre alle attese misure di risanamento delle Fondazioni lirico Sinfoniche, viene resa disponibile dal FUS una quota premiale del 5% per chi raggiunge il pareggio di bilancio.

Ecco, favorire rispetto alla contrattazione “quasi” individuale di Istituti, Enti Locali e altro, l’attribuzione di risorse secondo parametri che riconoscano la qualità delle produzioni artistiche, la loro circuitazione, le capacità produttive, di ricerca e di rapporto con i network internazionali credo sia  un fattore di sviluppo di politiche  che farà crescere l’intero sistema.

Il grande intervento su Pompei, senatore Giro, ha sì bisogno di un direttore Generale di progetto, affinchè i fondi europei e statali non vadano dispersi, ma soprattutto se non vogliamo che l’area archeologica non resti un gioiello incastonato in un’area degradata occorre, oltre all’intervento sul sito archeologico, un grande progetto di riqualificazione e rigenerazione urbana che connetta l’area alle principali infrastrutture e la rilanci, diventando motore di sviluppo e sana occupazione soprattutto giovanile di un intero territorio. Cerchiamo di essere orgogliosi noi per primi quando la politica fa buone cose. A Pompei non possiamo fallire. Il mondo intero ci guarda. Con questo decreto c’è un’assunzione di responsabilità istituzionale  del Governo e di questo Parlamento.

Fare sistema. Questo è un altro importante passo che il Ministro ha annunciato di voler far fare alla cultura italiana . In un Paese in cui troppo spesso anche a livello locale le singole istituzioni non si parlano, non cooperano e vivono in una splendida solitudine, che nel tempo della crisi diventa meno splendida, questo Governo ha deciso di promuovere la cooperazione tra istituzioni culturali, tra istruzione e cultura,  tra cultura e turismo e imprese tenendo conto dei principi di sussidiarietà verticale ed orizzontale. A breve arriverà un nuovo decreto in questo senso.

Questo Governo di servizio è nato per questo. E lo dico anche a chi fa opposizione costruttiva, perchè al di là del chiasso dei giornali, poi collabora nel chiuso delle commissioni. E’ nato per mettere mano ai mali del passato e a iniziare una faticosa opera di ricostruzione. Che la ricostruzione parta dalla cultura, mi sembra un buon segno.

2 pensieri su “Il mio intervento in aula per la discussione del decreto “Valore Cultura”

  1. Tutte chiacchiere, sulle sezioni primavera non si è fatto nulla nonostante ci sia una nota politica nella quale miur, anci, upi, chiedono alle commissioni parlamentari di stabilizzare il servizio.

  2. Ve lo ricordate il decreto cultura ? Quello che puntava a investire sui giovani e sul patrimonio culturale italiano? Per alcuni è sembrato il segno lungimirante di un Governo attento a una delle risorse più importanti del nostro Paese. Ma per altri ha dei limiti davvero grossi.

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