E’ il più grande investimento degli ultimi decenni. Basta lamentismo, ascolteremo tutti

Mai più insegnanti sfibrati da anni di precariato, mai più bambini che salutano la maestra a giugno senza sapere se la ritroveranno a settembre.
Matteo Renzi aveva promesso mai più riforme calate dall’alto nel settore dell’istruzione, oggi propone al Paese una grande sfida, che intende coinvolgere tutti
studenti, personale scolastico, famiglie, per riscrivere assieme il patto educativo che cambierà il Paese.
Noi siamo pronti ad ascoltare tutti, ma è arrivato il momento di abbandonare il lamentismo per ritrovare il coraggio di innovare senza la paura di nuovi tagli.
E’ il più grande investimento nella scuola degli ultimi decenni, non sprechiamo questa occasione

29 pensieri su “E’ il più grande investimento degli ultimi decenni. Basta lamentismo, ascolteremo tutti

  1. Ci sono insgnanti che da 10/15 anni hanno lavorato nella scuola garantendone la funzionalità. Oggi sono abilitati a proprie spese con i PAS, un percorso speciale riconosciuto e aperto dal ministero dell’istruzione a coloro che hanno degli anni di servizio. La riforma di Renzi deve tener conto dei servizi dei docenti e delle garanzie spese dallo stato per i docenti stessi e immettere in ruolo anche questi lavoratori, altrimenti rischia i forconi.

  2. Buongiorno Senatrice,
    sono un EX elettore del PD, deluso per tanti motivi e preoccupato per il futuro mio e dei miei figli.
    Sono un ingegnere e lavoro come dirigente in un’azienda al Sud ma un giorno si ed uno no penso di emigrare, di andarmene dall’Italia perchè stanco di sentire parlare di crisi di difficoltà e di soli annunci a fronte dei quali il PIL continua ad andare in picchiata e la disoccupazione aumenta di giorno in giorno.
    Mia moglie è un insegnante precaria e lavora ogni anno da oltre 10 anni come precaria nel sostegno nelle affollatissime graduatorie di Bari.
    E ha lavorato addirittura anche sotto il Governo Berlusconi con il Ministro Gelmini.
    Bene da quest’anno abbiamo capito che lei non lavorerà più, a fronte di nuovi tagli e di un sistema assurdo che consente di essere scavalcati da chiunque cambi provincia.
    Volevo segnalarglielo perchè credo che voi vi facciate un IDEA della realtà, ma la realtà è ben più dura di come la presentate voi.
    Qui è una guerra e ci sentiamo soli e stiamo anche noi, un Ingegnere Informatico super specializzato ed una bi-laureata pensando seriamente di espatriare e non per i soldi ma perchè siamo veramente stanchi.

    Cordiali Saluti
    Dr. Nicola D’Agostino

    1. Buongiorno,
      La proposta della buona scuola immette in ruolo tutti gli insegnanti delle GAE il prossimo anno. E’ così che dovremmo mettere fine al precariato scolastico. Serve un pò di fiducia e un pò di tempo per sistemare tutto ciò che non è stato fatto negli ultimi 20 anni.
      Cordialmente
      Francesca

  3. Gentile onorevole ha mai pensato che peggio del precariato possa essere la disoccupazione a cui riducete gli iscritti in terza fascia, molti dei quali hanno alle loro spalle master, corsi e anni nella scuola e magari sono dottorandi o dottori di ricerca. Ha mai pensato a quanto possa essere sfibrante e angosciante attendere ogni tre anni la ruota della fortuna del concorso senza nel frattempo avere un minimo di respiro. State smantellando lo stato sociale e ve ne fate pure vanto, meno male che siete il pd, il paladino dei ceti deboli, e che Berlusconi è all’opposizione.

  4. Scusi tanto On. Francesca Puglisi, ma cosa vuol dire “Mai più insegnanti sfibrati da anni di precariato” perché li licenziate tutti il prossimo anno con questa riforma, per immettere in ruolo magari cittadini che hanno superato un concorso, magari nel 1985, ma non hanno mai messo piede in un aula di scuola perché magari hanno già un contratto a tempo indeterminato al Comune, in Provincia, alla Regione, alle Poste, all’Università… Io so solo che ho dovuto prendere un’abilitazione quest’anno 99/100 (PAS), a suon di euro, dopo aver svolto per più di 12 anni contratti a tempo determinato fino al 30/06 e con gli ultimi 3 al 31/08 (consideri che in qualsiasi paese civile oltre che europeo sarei già abilitato e in ruolo). Il precariato va applicato solo a chi lavora nella scuola, non a chi ha la fortuna di averlo fatto prima del 2008. Ma perché secondo lei io ho potuto insegnare per tanti anni senza abilitazione? Sarà forse perché semplicemente quelli delle famose GaE (non tutti ovviamente) non abbiano mai accettato supplenze e forse dovreste semplicemente chiedervi il perché? O magari semplicemente come nel mio caso, ma non è il solo, nella CdC A033 Educazione Tecnica alle medie le GaE sono esaurite da anni soprattutto nel Centro Nord. Non solo ma oggi pur abilitati siamo costretti ad aspettare le convocazioni annuali dalle USP ma che ogni anno non ci riguardano essendo le nostre GaE esaurite e rimetterci in attesa che le, 20 scuole ci chiamino in una sorta di roulette che certo non fa bene ai nostri alunni (ogni anno circa 240 distribuiti su 9 classi). Credo quindi, anche per rispondere in anticipo a quello che accadrà con la Sentenza della Corte di Giustizia Europea fissare alcune regole semplici semplici:
    Per eliminare il precariato della scuola, prima di bandire nuovi concorsi, o faraoniche assunzioni non basate sull’effettiva carenza dei posti nelle varie CdC, si devono immettere in ruolo tutti gli insegnanti che hanno almeno 3 anni di servizio e che sono abilitati, secondo questo ordine:
    1. insegnanti con 3 anni di servizio appartenenti alla 1 Fascia di Istituto (che dovrebbero corrispondere alle GaE);
    2. insegnanti con 3 anni di servizio appartenenti alla 2 Fascia di Istituto;
    3. insegnanti con 3 anni di servizio appartenenti alla 3 Fascia di Istituto (previa acquisizione di abilitazione tramite PAS).
    Solo successivamente possono essere immessi in ruolo gli altri insegnanti.
    le volevo inoltre segnalare che i numeri scritti nel fascicolo sono teorici, ad esempio, comprendendo anche i PAS che sono stati scaglionati dalle Università, e dando per assurdo che tutti quelli che abbiano partecipato al PAS siano tutti abilitati (Le assicuro che non è così) saranno al massimo 43.000 di cui 30.000 nelle scuole secondarie, 8.000 nella primaria e 5.000 nell’infanzia e non i 69.000 del documento. ma consideri che ad esempio nella mia classe nella Provincia di Firenze dei 50 nuovi iscritti alla 2° fascia 13 sono anche in GaE cioè il 26 %. Volendo fare un conto semplificato e tenendoci sul 20% potrebbero quindi in totale essere 24.000 della secondaria per un totale complessivo di 37.000.
    Mi scuso se mi sono dilungato ma premeva spiegare alcuni concetti che, per chi la scuola non la vive tutti i giorni, spesso sono sconosciuti. Mi auguro che queste poche righe Le siano servite per comprendere quale ingiustizia si stia, sicuramente senza volerlo, causando con queste linee guida della Riforma.
    Cordiali saluti, Domenico Bruni – bruni.domenico@alice.it

  5. Noi non ci conosciamo, le scrivo perchè sui giornali ho letto che è una esperta della scuola. Io sono un docente del Liceo Corso di Correggio prov. Reggio Emilia.Le scrivo alcune considerazioni che sono molto diverse rispetto ai toni che voi utilizzate in questo momento.Se siete delle persone corrette come dite pagate il gradone dei sette anni già scaduto al 31/12/2013 ovvio a tutti quelli che lo hanno maturato . Se non lo fate tutto il resto sono chiacchiere. Altra considerazione ,la scuola non è all’anno zero e mi permetto di dire ,dato che insegno da 31 anni di cui 27 di ruolo che il personale da una qualità del lavoro molto più elevata rispetto a come viene trattato dal datore di lavoro.Comunque spero che i diritti acquisiti li rispettiate , se non sarà così per fortuna ci sono ancora i tar.Ricordo che i docenti fanulloni e incapaci, nella mia realtà pochi ,sono stati difesi sistematicamente dalla cgil scuola.L’unico modo per valutare i docenti è mandare dei valutatori in classe, la vostra proposta è semplicemente inconsistente perchè non valuta come uno insegna e cosa insegna , ma se partecipa a dei corsi di aggiornamento. Onestamente le dico che ho votato per Renzi e quindi anche per lei, però ora non riesco più a capirvi, sento tante parole al vento, tante inesattezze e proposte correttive che al momento le valuto inadeguate.
    I ragazzi che escono dal liceo, dove insegno , si inscrivono all’università e detto da loro il primo anno vivono di rendita grazie alla preparazione ricevuta. Capita, ma spesso sono io che lo chiedo, che alcuni mi suggeriscono quegli argomenti che nel programma che svolgo io sono maggiormente propedeutici per ottenere una adeguata preparazione per affrontare sia i test di ammissione che il corso universitario. Quindi io e i miei colleghi diamo una notevole qualità e sentirsi sempre dire l’opposto comicia essere pesante.Dimenticavo io insegno scienze: biologia, chimica, geografia generale anche con le nuove tecnologie anche se ho 57 anni.
    Saluti

    1. Gentilissimo,
      grazie per il contributo.
      Se capisco bene, vuole che vengano garantiti i diritti acquisiti, ma desidera una seria valutazione degli insegnanti. Le chiedo cortesemente di partecipare alla fase di ascolto con proposte precise in merito, perchè le prenderemo in seria considerazione.
      Grazie e a presto
      Francesca

  6. CONSIDERAZIONI ALLA PRIMA LETTURA DE “LA BUONA SCUOLA”
    Stefano CASARINO

    “All’Italia serve una buona scuola, che sviluppi nei ragazzi la curiosità per il mondo e il pensiero critico”.

    Un ottimo inizio, se paragonato allo stile e ai convincimenti coi quali la Scuola italiana è stata “governata” negli ultimi anni!
    Non leggere più da nessuna parte del documento le “amenità” (per non dire peggio) sulla “scuola-azienda”, sul DS “manager”, sull’indispensabilità dell’INVALSI, sulle bizantine disquisizioni tra conoscenze, capacità e competenze fa, finalmente, davvero piacere!
    Certo, il testo avrebbe potuto (e dovuto) essere più snello ed essenziale, offrire una maggiore concretezza operativa: leggere, comunque, di coinvolgimento democratico, di consultazione diretta di tutti coloro che la scuola la vivono sulla propria pelle (e non dei soliti sociologi e pseudo pedagogisti), di riforme non calate dall’alto ma condivise, è un altro elemento indubbiamente positivo. A patto che tutto ciò davvero si realizzi.
    Riprendo commentandole alcune affermazioni:
    1. oggi ripartiamo da chi insegna: fosse vero!!! Restituire la scuola a chi la fa, ai suoi docenti, sarebbe la madre di tutte le riforme. Finora costoro non hanno avuto alcuna voce in capitolo, hanno assistito – vittime impotenti, loro e gli studenti – al passaggio dalla scuola luogo di inclusione e discussione alla scuola-azienda (!); dalla valutazione incoraggiante all’attuale sistema di crediti parcellizzati e di aride medie matematiche; dall’educazione intesa come processo di maturazione all’informazione più o meno nozionistica, valutabile con test a crocetta, e via di questo passo;
    2. concorsi regolari per diventare insegnanti: menomale! Regolari in tutti i sensi, però:
    a) come composizione delle Commissioni (per favore, eliminiamo la vergogna del “compenso “ di 50 centesimi per compito corretto!!);
    b) come certezza dei criteri di costruzione delle prove, di conduzione dei colloqui, di valutazione;
    c) come cadenza almeno biennale (come d’altronde è previsto da norme mai abrogate!);
    3. non è più concepibile una carriera scolastica in cui si cresce solo perché s’invecchia: affermazione forte, impronunciabile sino a poco tempo fa. Che l’anzianità di servizio debba essere adeguatamente valutata, è pacifico; ma certo non può restare – solo qui in Italia – l’unico criterio! E’ il termine stesso di “carriera” – finalmente non più una parolaccia – che impone un ripensamento: la può (la deve) fare chi ha titolo. Sarebbe facile documentarlo d’emblée: quanti docenti hanno al loro attivo collaborazioni con Università, Enti di Ricerca, Associazioni Culturali; quanti hanno ricoperto incarichi diversi, occupandosi di didattica, prodigando tempo, denaro ed energie; quanti pubblicano, organizzano manifestazioni culturali, corsi d’aggiornamento, ecc … Non è difficile immaginare un’articolata costruzione di più forme di carriera all’interno della professione docente (come avviene altrove): basta solo volerlo fare davvero! D’altronde, solo così il “mestiere” di insegnante tornerà ad essere appetibile per le nuove generazioni;
    4. rendere obbligatoria la formazione in servizio: certamente! Venditti cantava: il professore
    che ti legge sempre la stessa storia nello stesso modo, sullo stesso libro con le stesse parole da quarant’anni di onesta professione. Fenomeno che perdura tuttora, in barba alle meraviglie della didattica digitale! Il docente deve aggiornarsi, continuare a studiare: in questi anni lo si è trasformato in impiegato, facciamolo tornare ad essere un divulgatore di conoscenza e un operatore culturale: a patto, ovviamente, che i corsi di aggiornamento siano rigorosi, promossi e gestiti da Enti seri, e corrispondenti a progetti sensati e non velleitari;
    5. sbarazzarsi della burocrazia scolastica: siamo il sistema scolastico europeo in cui si consuma più carta! Per verbali, richieste, certificazioni, progetti, ecc… Scriviamo sempre e ovunque: abbiamo solo mutato strumento, prima la penna, ora PC e stampante. Scrivere in base all’adagio latino (verba volant, scripta manent) sembra l’unico antidoto al tremendo spettro del “ricorso”.
    Qui si impone un radicale mutamento: non è davvero possibile seguitare così. Non si tratta affatto di trasparenza ma di mania compulsiva!
    Chi ha esperienza di come si lavora all’estero sa che altrove si scrive pochissimo. Quanto risparmio di tempo, energie, soldi, contenzioso si realizzerebbe a “fidarsi” di più di chi a scuola lavora seriamente;
    6. rafforzare l’insegnamento di storia dell’arte e musica, parte del nostro patrimonio storico e della sensibilità contemporanea. Davvero?! Forse è la “volta buona” che smettiamo di vergognarci del nostro passato, di rammaricarci di essere il Paese col maggiore patrimonio artistico del mondo e di aver dato i natali ai massimi autori delle opere liriche più rappresentate nei teatri mondiali? Restituire cura ed attenzione a queste discipline è davvero il minimo che si possa fare: folle è stato fare esattamente il contrario. E’ un autentico investimento per il futuro, questo!;
    7. nel processo di valutazione sarà fondamentale l’apporto degli ispettori: ci sarebbe da dire molto al riguardo, a cominciare dall’analisi del palese fallimento dell’ultima procedura concorsuale: durata più di sei anni (!!), ha finito per reclutare un numero irrisorio di DT. E’ importante ripensare a tale funzione, alla luce di una nuova filosofia della valutazione, non più affidata a test asettici, ma che non prescinda dall’elemento umano, con tutti i rischi ma – anche e soprattutto – con tutte i vantaggi di una discrezionalità ponderata, che sappia analizzare e comprendere la complessità dei problemi: è quasi ultroneo rimarcare che per tale profilo occorreranno – come e più che per quello di Preside – notevoli doti di equilibrio, autorevolezza, saggezza, cultura, ecc… Delle due l’una: o è un ruolo destinato all’estinzione o va rafforzato sia quantitativamente, aumentando il contingente oggi ridotto all’osso, che qualitativamente, costruendo un profilo marcatamente diverso da quello attuale;
    8. individuare meglio il profilo professionale del DS: nel documento si constata il clamoroso fallimento delle ultime procedure concorsuali e si dichiara con forza la necessità di presidi selezionati con cura. Il che troppo spesso non è avvenuto in passato: l’auspicio è che davvero si faccia tesoro degli errori commessi nel reclutamento e che si attivi un meccanismo:
    a) cadenzato: ogni due/tre anni al massimo;
    b) nazionale e non regionale;
    c) efficiente: tempi di svolgimento certi e veloci;
    d) efficace, tale da reclutare davvero le persone intellettualmente, culturalmente, pedagogicamente più idonee.
    Prioritariamente, però, bisognerà chiarirsi bene le idee. Cosa si vuole per “la buona scuola”: un dirigente-capoufficio, un burocrate scrupoloso, un leader educativo? la scelta deve risultare netta, basta con gli attuali ircocervi!;
    9. ridisegnare al meglio gli organi collegiali: la normativa in merito ha festeggiato i quarant’anni! Quante cose sono cambiate, non necessariamente in meglio! Certo è che anche qui si è accumulato un ritardo ingiustificabile. Molto va ripensato, a cominciare dal carattere di puro “volontariato” per i docenti che sono in Consiglio d’Istituto e dalla partecipazione dei genitori, oggi ben diversa per sensibilità ed oggettive difficoltà rispetto agli anni Settanta del secolo scorso.
    Ma anche qui è prioritario riflettere su che tipo di scuola si vuole realizzare. Un’azienda o una comunità?;
    10. ricognizione dettagliata delle cento misure più fastidiose, vincolanti ed inutili: c’è solo l’imbarazzo della scelta! Che dire del plico con carta da pacco e sigilli di ceralacca apposti ad arte che racchiude l’aberrante quantità cartacea di ogni Esame di Stato? Dei verbali stilati per ogni inezia? Dell’assurda normativa sulla sicurezza? Della contrattazione d’Istituto, RSU ecc… quando in pratica il Fondo d’Istituto quasi non esiste e si fanno riunioni su riunioni per pochi euro da distribuire? Delle mille programmazioni che mai nessuno legge?
    Un elenco infinito di perversioni burocratiche, imparagonabili con quanto avviene nella prassi del resto d’Europa.
    Insomma, il “cambiare verso” nella scuola può iniziare domani: se torniamo ad investire in essa (sine pecunia non cantantur missae: nemmeno le messe si celebrano senza soldi!); se le restituiamo dignità e prestigio; se non la espropriamo della cultura, del dialogo educativo, della serietà dell’apprendimento e dell’insegnamento, della sua vera finalità, che non è quella di fabbricare docili esecutori e/o acquiescenti consumatori, ma di contribuire alla formazione di spiriti liberi e critici.
    Questa è stata e deve tornare ad essere la sua ragione d’essere.

    1. Grazie per il ricco contributo! La prego di partecipare alle iniziative di ascolto che promuoveremo come Partito e come Governo. Da quale città ci scrive?
      Buona giornata!
      Francesca

      1. Grazie della condivisione! Certamente parteciperò a tutte le inziative del PD e cercherò anche di farmi promotore di qualcuna di esse sul mio territorio. Scrivo da Mondovì (CN): credo che questo sia l’ultima occasione per “cambiare davvero verso” alla nostra povera Scuola, vessata da burocraticismi e velleitarismi di ogni sorta. Siamo già in incredibile ritardo, occorre FARE PRESTO: i tempi dell’Italia non sono quelli dell’Europa! Cordiali auguri di Buon Lavoro e a presto. Stefano Casarino (Direttivo PD Mondovì).

  7. Gent. Sen. Francesca Puglisi,
    le faccio i migliori auguri per la sua nuova delega alla Scuola nella Segreteria del PD. Io sono uno dei portavoce nazionali del movimento degli #idoneiconcorsone2012, nonchè componente della segreteria del PD del circolo di Castelvetrano (TP) con delega alla Scuola. Chiaramente appoggeremo la riforma #labuonascuola e siamo pronti ad un dialogo costruttivo che serva a migliorarla ulteriormente. Buon lavoro

  8. Articolo pubblicato sulla “Tecnica della Scuola”

    Senza soldi, la riforma della scuola non potrà passare
    di Lucio Ficara
    Martedì, 09 Settembre 2014
    L’urlo di dissenso degli insegnanti, rispetto ad alcuni aspetti della prossima riforma della scuola, non lascia molti margini di confronto. Gli insegnanti dicono basta a riforme a costo zero, anzi a costo negativo. Il mondo della scuola è in fermento, molto più del mondo sindacale, e manda un messaggio chiaro ai palazzi della politica. Non è immaginabile continuare a riformare la scuola sulla base di calcoli ragionieristici e tenendo conto della necessità di razionalizzare la spesa. Ecco allora che gli insegnanti dicono basta ai tagli lineari, basta alla destrutturazione contrattuale, basta ai mancati piani “faraonici” di edilizia scolastica, basta all’emergere sempre più frequente di classi pollaio, basta alla riduzione degli organici a fronte di un aumento degli studenti, basta al taglio di ore di insegnamento curricolare di molte discipline, basta con le vergognose promesse mancate sulla legittima aspettativa di pensione dei quota 96, basta con i ripetuti tentativi di aumentare i carichi di lavoro e l’orario di servizio settimanale degli insegnanti, basta con il blocco permanente del contratto, basta con il blocco degli scatti di anzianità, basta con l’azzeramento del fondo d’Istituto destinato alle scuole, basta con i tagli odiosi sul sostegno, basta con le trattenute in busta paga quando ci si ammala, basta con le campagna diffamatorie contro gli insegnanti, bollati come fannulloni, corporativi e eccessivamente sindacalizzati, basta con il considerare gli insegnanti come una casta che lavora poco e che gode di tre mesi di vacanza l’anno, basta con il taglio dei diritti e l’introduzione di doveri cogenti. Questo non è conservatorismo di chi vuole mantenere lo status quo, ma piuttosto è il dire no a condizioni di lavoro peggiorative e poco dignitose per il ruolo professionale dei docenti. In buona sostanza vale, in questo caso, il proverbio che dice: “Senza soldi non si canta messa”. Se il governo vuole una scuola più competitiva e più formativa, una scuola dove il ruolo del professore diventi centrale, tanto da assumere un ruolo accademico e un’identità carismatica, una scuola in cui la qualità didattica e dell’organizzazione del lavoro corrono su binari paralleli, ma allo stesso tempo concorrono a formare alunni preparati e competenti per affrontare il mondo universitario e del lavoro, allora, se si vuole veramente una scuola così, bisogna investire molti soldi sull’istruzione e adeguare concretamente gli stipendi degli insegnanti a quello dei funzionari di Stato. Finché si pagheranno gli insegnanti con stipendi medi di 1500 euro, non si potrà avere una scuola di qualità. Senza soldi non si fa una scuola di qualità e senza soldi la riforma della scuola non potrà mai passare. Basta con il tentativo del governo di dire: “Lavorate di più, anzi molto di più, lavorate meglio, anzi molto meglio e se, sarete bravi e meritevoli, forse fra tre anni vi aumentiamo lo stipendio”.

  9. Gent.le Sen. Puglisi,

    in tutti i vostri bei discorsi non parlate MAI del personale ATA precario….personale chiaramente di serie B rispetto a quello docente. E’ di ieri la notizia che la “buona scuola” sarà finanziata in parte col taglio proprio del personale ATA..io precario da 12 anni ed ad un passo dal ruolo come dovrei sentirmi secondo Lei?? E’ disgustosa questa politica (tipicamente liberista di destra) che non guarda in faccia la gente e le famiglie (la mia è mono reddito…quando riesco ad avere incarico annuale)…una volta voi eravate il partito di gente come me, adesso non più…scusi lo sfogo che probabilmente non leggerà mai!

  10. ANCORA TAGLI AGLI ATA????? Che vergogna!!!! È l’undicesimo anno di supplenza……..noi non abbiamo diritto alla stabilizzazione?????? Le cose si sono mosse 6MESI FA!!!!! …….dopo un d
    blocco di quasi 3 anni per il bluff dei docenti inidonei!!!!!
    Ora nuovo blocco???
    Mai avuta una delusione simile! Meglio Berlusconi…..almeno giocava a carte a carte scoperte senza illudere la povera gente che da anni si fa un m….o così! !

  11. on. Puglisi congratulazioni per la delega.
    sono un’ Assistente amministrativo precario e lavoro nelle segreterie scolastiche da ormai dieci anni.
    Nella fantomatica riforma non si fa alcun riferimento alla categoria A.T.A mentre circolano voci sulla prossima legge finanziaria dove saranno previsti tagli agli organici e blocco del turnover.
    Ora aldilà di ogni retorica, la scuola come istituzione non è fatta solo di docenti ma da persone (ausiliari,tecnici,amministrati) che tutti i girni da anni fanno il loro lavoro nell’incertezza del fututo e non è affatto facile tollerare una simile discriminazione. spero che lei possa farsi carico di questa anomalia perchè anche noi abbiamo diritto alla stabilizzazione.

  12. Senatrice Puglisi, ma davvero ha ancora il coraggio di lasciare scritta la parola “investimento”? La “Buona Scuola” è un insieme di tagli brutali al sistema dell’Istruzione, come certificato, ad esempio, da Sole 24ore. Ma pensate che non sappiamo fare i conti? E i commissari interni all’Esame di Stato, cosa sono se non un taglio alle spese? Non erano stati ripristinati proprio dal vostro partito (non ho e non avrò mai più il coraggio di dire “nostro”, come avrei fatto fino a poco più di un mese fa)?
    La delusione più grande della politica degli ultimi 20 anni non sono stati i comportamenti nefasti di Berlusconi (nessuno di noi si sarebbe aspettato niente di più di ciò che ha fatto), bensì le parole vacue di Renzi sulla scuola, a cui hanno fatto seguito le più grandi umiliazioni per noi docenti.
    Che vergogna dovere ammettere che ho votato per il Partito Democratico. Ma non accadrà mai più.

  13. Noto con rammarico che il mio precedente contributo è stato censurato. Ma non rinuncio.
    Nel suo titolo si parla di investimento. Quale investimento? Il Sole 24 ore ha certificato che il finanziamento complessivo alla scuola diminuirà, non aumenterà come qualcuno vuole farci credere. Può rispondere a questo, o forse non ci sono argomenti per controbattere?
    Secondo: nel suo titolo è scritto: ascolteremo tutti. L’idea di fondo è: faremo sprecare il fiato a tutti, e poi comunque faremo esattamente quello che abbiamo già deciso. Lo hanno già dichiarato apertamente il ministro Giannini, oppure Francesco Luccisano.
    Quindi dove sta l’ascolto? Dove la democrazia? Gli insegnanti hanno capito benissimo che la “Buona scuola” è la solita fregatura.
    Ma lei, senatrice Puglisi, da che parte sta? Abbia il coraggio di ammettere che il suo governo sta operando solo tagli come tutti i precedenti.

  14. Già il titolo di questa pagina è un imbroglio: il più grande investimento? Almeno ci eravamo abituati, negli anni precedenti, a sentire chiamare le cose col loro nome: tagli. Ora no, si fanno i tagli e dobbiamo sentire dire che sono investimenti.
    Seconda bugia: ascolteremo tutti? Ma se tutti continuano a ripetere che sì, ascolteremo tutti i pareri, ma poi si andrà avanti lo stesso. E allora a che serve ascoltare? Gli insegnanti dovevano essere interpellati prima di prendere le decisioni, non dopo.
    E nessun insegnante avrebbe mai approvato i TAGLI che ora ci vengono imposti. Commissari al’Esame di Stato senza indennità: ma questo è il vostro investimento?
    200 milioni di euro alle scuole non statali, quando nella mia scuola manca la carta per fare fotocopie.
    E noi dovremmo arrabattarci per acquisire titoli per 60 euro in più al mese? Stiamo parlando di 60 (sessanta)? Con i nostri stipendi da fame? E’ questa la politica scolastica di un partito di sinistra?

  15. Senatrice Puglisi, mi permetta una domanda: cosa significa “ascolteremo tutti”? Che se i docenti bocceranno il piano “La Buona Scuola” questo sarà ritirato? Che saranno ripristinate le commissioni miste di Esame di Stato, qualora gli insegnanti dovessero richiederlo in massa? Il significato letterale dovrebbe essere questo. O sbaglio?

  16. In questa pagina c’è scritto “ascolteremo tutti”. Allora la faccia finita di censurare i miei interventi, mi ascolti, e mi risponda. Altrimenti si potrebbe pensare che non abbia argomenti per controbattere…

  17. Concordo pienamente con l’articolo di Carlo del 19-09-14 e dopo la legge di stabilità le mie perplessità hanno avuto conferma.
    Subiamo umiliazioni da TUTTI i punti di vista (economici, normativi, etc) e Voi state continuando sulla stessa strada.
    La “Buona Scuola” parte dalla soddisfazione di chi la fa TUTTI i giorni, dalla loro MOTIVAZIONE e poi viene il resto.
    Francamente non Vi comprendo o meglio capisco “Solo parole” e poi fate come o peggio degli altri.
    AUGURI!!!!

    P.S.
    Elettore PD che ha partecipato sempre anche alle primarie…

  18. 1. ASSUMERE I NUOVI DOCENTI
    Il piano del governo Renzi è sicuramente molto importante per il progetto della stabilizzazione del precariato storico a partire dal 1 settembre 2015 (circa 150mila posti), ma il problema è la definizione di PRECARIATO. Perché essere in GaE non è sicuramente una condizione che automaticamente bastia stabilire che è precario nella scuola pubblica. Anzi direi che i veri precari della scuola oggi sono in Seconda fascia. E’ anche per evitare le conseguenze del ricorso alla Corte di Giustizia Europea che probabilmente il 26/11/2014 condannerà l’Italia a causa dell’utilizzo del precariato nella scuola con contratti a tempo determinato per più di tre anni continuativi.
    E’ altresì positivo che si proponga finalmente il superamento della distinzione tra organico di diritto e organico di fatto per la creazione di uno stabile organico funzionale.
    Per risolvere in modo “giusto e adeguato la questione spinosa di chi immettere in Ruolo nel prossimo 01/09/2015, faccio tre ipotesi percorribili, che possano metterVi al riparo da una ingiusta qualifica di “sterminatori di precari” come ho letto in alcuni siti.

    Ipotesi 1
    Da gennaio ciascuno dei docenti abilitati si iscrive in una NUOVA Graduatoria Provinciale Unica con form su una piattaforma informatica (tipo CINECA).
    Nell’iscrizione il campo del codice fiscale viene utilizzato come CAMPO del DataBase per incrociare i dati con le altre banche dati dei vari Enti di controllo. Proporrei subito l’eliminazione dalle nuove assunzioni per tutti quelli che abbiano in corso un contratto a tempo indeterminato con le Amministrazioni Pubbliche o Enti parastatali, o per lo meno gli metterei in coda rispetto ai veri precari che lavorano da anni senza un contratto a tempo indeterminato. Cioè darei una diversa priorità per chi ha già le tutele della legge rispetto a chi non ne ha nessuna.
    Vengono inseriti solamente il titolo abilitante con valutazione e i servizi svolti nella propria vita lavorativa nella Scuola Pubblica e nelle Scuole Paritarie a patto che ci siano i contributi versati (ecco che il codice fiscale entra in gioco per la verifica attraverso l’INPS o INPDAP) attribuendo un punteggio fissato tipo i 12 punti di oggi o anche altro riferimento più adeguato.
    A febbraio i dati elaborati vengono pubblicati per eventuali errori e ricorsi per essere ripubblicati in via definitiva a livello provinciale, regionale e nazionale. In questo modo il MIUR avrebbe subito un quadro completo ai vari livelli territoriali per ogni ordine di scuola e di Classi di Concorso.
    L’attribuzione delle cattedre riguarderebbe in un primo momento la scelta a partire a livello provinciale, poi a seguire a livello regionale ed infine eventualmente anche a livello nazionale. Le proposte di assunzione a questo punto saranno accettate da ogni singolo candidato oppure gli viene offerta, in caso di rinuncia, la possibilità di restare in una graduatoria provinciale o regionale per i successivi due o tre anni.
    In questo modo si garantirebbero gli accesi per i futuri due tre anni per il nuovo modo di accesso che sarà garantito solo da concorsi annuali o biennali con metodologie simili all’ultimo concorso del 2012, nelle sole discipline in esaurimento, in modo da garantire il tanto sbandierato ricambio generazionale.
    Anche in questo caso proporrei un concorso per laureati a numero programmato per le singole discipline e subito a seguire, per i “vincitori”, un anno di formazione sul modello del TFA, che va a sostituire l’attuale anno di prova, svolto in parte nelle Scuole Pubbliche con i docenti “Senior” e in parte presso Istituzioni Scolastiche Territoriali o le Università, ma del tutto gratuito.
    Il conseguimento finale del titolo garantirebbe per il successivo anno l’immissione in ruolo nella cattedra definitiva scelta sulla base dei posti disponibili, prima a livello provinciale, poi regionale ed eventualmente nazionale.

    Ipotesi 2
    Per garantire le legittime aspettative di ogni aspirante all’insegnamento, sia con servizio pregresso sia senza servizio, poiché non è etico che chi ha insegnato per tanti anni andando a supplire su posti che gli iscritti nelle graduatorie ad esaurimento hanno sistematicamente rifiutato, debba risostenere un concorso, si propone, nel periodo transitorio, una modifica all’art. 399 e seg. del d.lgs. 297/1994 (come modificato dalla L.124/99) articolando un doppio canale (concorso per titoli + concorso per esami) non più 50% da GAE e 50% da concorso per esami e titoli, ma a quote minime e variabili, per esempio:
    50% da GAE,
    40% dalle attuali GI di seconda fascia (da rendersi provinciali o regionali e in cui venga valorizzata l’esperienza acquisita);
    10% da Concorso Pubblico (non più a cattedre prefissate ma a scorrimento per 2/3 anni).
    Ove le GAE risultassero esaurite, il canale di reclutamento si ridurrebbe al
    60% da GI di seconda fascia e al
    40% da concorso.
    Qualora anche le GI fossero esaurite, si attingerebbe al 100% dal concorso.
    La soluzione appare quantomeno più equa dell’attuale idea proposta dal Governo e tiene conto delle varie istanze provenienti dall’esaurimento delle GAE (a cui viene consentita una accelerazione), dal riconoscimento dei sacrifici e del servizio dei “nuovi “ abilitati non iscritti in GAE (TFA, PAS, Esteri, magistrali, SFP) e, non per ultimo, la possibilità anche per chi non ha servizio di poter competere. Il tutto per confluire ad un 100% di assunzioni da concorso per esami qualora fosse realmente posta fine al precariato scolastico.

    Ipotesi 3
    Forse la più semplice e la meno complicata, modificare le GaE in Graduatorie Permanenti inserendo i nuovi abilitati nelle varie classi di concorso in modo da non avere più graduatorie esaurite, e programmare il loro esaurimento nel corso dei prossimi due anni. Darei in questo caso la priorità a tutti i docenti abilitati che hanno svolto almeno tre anni di insegnamento nella scuola statale o paritaria. Tale priorità potrebbe essere fatta valere, a scorrimento, anche per i docenti che hanno acquisito o acquisiranno in tempi brevi l’abilitazione mediante TFA II e PAS scaglionati da anticipare a quest’anno e che hanno svolto servizi di insegnamento nella scuola statale per almeno tre anni nella classe di concorso di abilitazione.
    Dopo queste immissioni in ruolo i futuri accessi saranno garantiti solo attraverso concorsi annuali o biennali con metodologie simili all’ultimo concorso del 2012, nelle sole discipline in esaurimento.
    Come nell’ipotesi 1, proporrei un concorso per laureati a numero programmato per le singole discipline e a seguire, per i “vincitori”, un anno di formazione sul modello del TFA, che va a sostituire l’attuale anno di prova, svolto in parte nelle Scuole Pubbliche con i docenti “Senior” e in parte presso Istituzioni Scolastiche Territoriali o le Università, ma del tutto gratuito. Il conseguimento finale del titolo garantirebbe per il successivo anno l’immissione in ruolo nella cattedra definitiva scelta sulla base dei posti disponibili, prima a livello provinciale, poi regionale ed eventualmente nazionale.

    2. FORMAZIONE E CARRIERA NELLA “BUONA SCUOLA”
    Intanto vorrei dire che se in tutti i paesi europei vige la regola degli scatti di anzianità, credo che la prima cosa sarebbe quella di continuare a mantenerli. Più che altro si potrebbe non renderli automatici ma garantirli mediante una giusta formazione obbligatoria da effettuare prima del passaggio al successivo gradone da prevedere ogni 5 o 10 anni. Tutti riteniamo infatti che la formazione deve essere riconosciuta adeguatamente in termini stipendiali e che l’autoaggiornamento e di conseguenza la strumentazione necessaria alla professione (libri, riviste, computer, ecc.) debbaessere oggetto di adeguate deduzioni fiscali.
    Per adeguare gli stipendi nei successivi 10 anni e portarli a livelli europei, si potrebbe invece prevedere un “in più” da aggiungere agli attuali scatti di avanzamento professionale a cui sommare quelli proposti come “scatti di competenza” legati al merito e contingentati su una percentuale che potrebbe anche scendere al 50% rispetto a quella prevista dal governo nella singola Istituzione Scolastica.
    D’accordo anche con un Registro Nazionale dei docenti della Scuola, strumento di competizione tra docenti in funzione dell’utenza: famiglie e studenti.

    3. LA VERA AUTONOMIA
    DIRIGENTI
    E’ necessario che il ruolo del dirigente, fondamentale per l’Istituzione scolastica, sia continuamente monitorato e controllato da organi terzi che valutino anche l’efficacia del POF e dei progressi conseguiti in base all’utenza di partenza per evitare che le scuole più disagiate territorialmente subiscano conseguenze legate ad aspetti contingenti e non all’Offerta Formativa. In parole povere controllare i progressi più che il valore assoluto. Potrebbero servire allo scopo anche delle nuove figure di collegamento fra il corpo docente e il territorio come la costituzione della figura del coordinatore della didattica (preside elettivo) espressione del Collegio dei Docenti, eletto per un periodo determinato dai docenti e responsabile con tutto il Collegio del Piano dell’Offerta formativa e della sua attuazione. Distinguendo in questo modo le funzioni di ausilio alla didattica e di attuazione del POF da quelle di natura gestionale amministrativa, che devono avere un riconoscimento economico da fondi specifici per il funzionamento amministrativo e gestionale delle scuole, senza gravare, così come adesso accade, sul Fondo delle Istituzioni Scolastiche, cioè sui fondi contrattuali dei lavoratori della scuola.
    ORGANI COLLEGIALI
    Il futuro Consiglio dell’Istituzione Scolastica deve contemplare obbligatoriamente una forte presenza dei docenti e del personale della scuola, cioè di quelle componenti che hanno continuità di lavoro nella scuola.
    CONTRATTAZIONE DI ISTITUTO O DI RETI DI SCUOLA
    La contrattazione di secondo livello nelle scuole deve essere riformata profondamente prevedendo contratti territoriali per più istituti scolastici (reti di scuola) e per reti, riportando in contrattazione le materie che hanno rilievo centrale per la didattica e la libertà di insegnamento.
    BUROCRAZIA, DIGITALIZZAZIONE, TRASPARENZA, APERTURA DELLE SCUOLE
    Partire, ad esempio, dalla creazione di un portale unico in cui far confluire tutti i dati del personale (stipendi, carriera, titoli, ecc.) ora frammentati in diverse amministrazioni.
    La proposta di apertura degli edifici scolastici in orario extrascolastico mi vede favorevole, a patto che le iniziative proposte al pomeriggio o nelle ore serali siano gestite da soggetti terzi in collaborazione con l’ente locale. Se invece si pretende che gli insegnanti diventino generici operatori sociali per le famiglie che non sanno dove collocare i figli nei periodi non scolastici, andrà previsto un indennizzo legato a tariffe professionali da pagare separatamente dallo stipendio, per evitare tassazioni progressive più elevate che disincentiverebbero invece di premiare il maggiore impegno. Oppure legare gli eventuali premi del Punto 1 del progetto “la buona scuola” al maggiore impegno scolastico dei docenti (sempre volontario).

    4. RIPENSARE CIO’ CHE SI IMPARA A SCUOLA
    MUSICA
    Nulla da eccepire se il progetto non fosse fantasmagorico, pieno di buone intenzioni e con poche proposte concrete. Per esempio, l’ introduzione di due ore nelle ultime classi della scuola primaria e secondaria avverrà con aumento dell’ orario scolastico globale o a scapito di altre discipline? Nel caso dell’ultima ipotesi, non si precisa quali insegnamenti verrebbero “sacrificati”.
    STORIA DELL’ARTE
    Sembra di capire che anche questa disciplina debba servire a diventare imprenditori e non a rispettare l’articolo 9 della Costituzione italiana: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”.
    SPORT E LINGUE STRANIERE
    L’aumento dell’ attività sportiva a scuola e l’intensificazione dello studio delle lingue straniere, non può che essere condiviso e potrebbe essere svolto nelle fasce pomeridiane per l’aumento dell’Offerta Formativa.
    PROGRAMMAZIONE DIGITALE
    Il tema della Programmazione digitale è, senza dubbio alcuno, uno dei temi da approfondire e sviluppare anche per il corpo docente oltre che per gli studenti, che talvolta appaiono più formati dei precedenti.
    Inutile a questo riguardo ripetere lo stato di molte scuole italiane, non solo carenti ogni cosa, di fondi e quindi di PC, ma persino dei banchi su cui gli strumenti per la programmazione digitale dovrebbero trovare posto. Quindi giusti gli intenti ma trovare e spiegare dove reperire le risorse non sarebbe male. L’idea di dare un contributo dell’5×1000 non sarebbe poi un’idea malsana, così come si fa con le associazioni non economiche. Al riguardo si potrebbe prevedere che al posto del 8×1000 e 5×1000, si potrebbe prevedere un 1% da attribuire a due Istituzioni no profit (5×1000 e 5×1000) siano esse religiose o laiche, quindi chiese o scuole, università, associazioni sportive, associazioni no profit, sviluppo economico, ecc.

    5. SCUOLA E LAVORO
    Non è chiara la governance delle scuole che operano in “formazione congiunta” con il settore privato delle imprese e che dovrebbero creare Fondazioni di natura privatistica per commercializzare servizi e prodotti con una presenza del privato legate al territorio. Bisogna solo preoccuparsi ed evitare i rischi che la scuola diventi un parziale segmento di ricerca e sviluppo della singola azienda o di reti di aziende. Ben vengano pertanto idee per un effettivo rilancio di tale settore. A patto che i costi non siano a carico dei docenti e venga meno la loro libertà di insegnamento.

    6. LE RISORSE CHE SERVONO ALLA BUONA SCUOLA
    Per far affluire finanziamenti dai privati, le scuole dovrebbero costituirsi in Fondazioni o enti con autonomia patrimoniale. Si prefigurano così scuole a diversa velocità derivata dalla capacità di organizzare e attrarre risorse dal mercato con il rischio di mettere all’angolo le Istituzioni scolastiche che si trovano in contesti socio-economici fragili. Anche qui quindi è importante prevedere dei controlli adeguati per evitare che si crei e accentuino le diseguaglianze e si limiti di fatto la libertà di progettazione dell’offerta formativa delle scuole.

    Spero di essere stato di aiuto, saluti
    Domenico Bruni

  19. Buongiorno Senatrice
    Oggi si registra un’ulteriore sconfitta per la scuola, mi dispiace dirlo ma anche una sconfitta sua e del PD tutto.
    Lei è da anni che difende il personale ATA ma purtroppo non ha portato nessun risultato.
    Lei è la responsabile scuola del PD, il Partito più importante in Italia, il partito del Presidente del Consiglio, il Partito che ha sempre messo la Scuola al primo posto.
    Dopo avere subito gli scellerati tagli fatti dalla troika Berlusconi-Tremonti-Gelmini che con l’accorpamento delle Scuole ha in pratica tagliato il personale che lavora nelle Segreterie quadruplicandone il lavoro, oggi una Segreteria fa il lavoro di 4 Scuole con il personale di una.
    Dopo avere subito il Governo Monti che ha pensato bene che nelle Segreterie al posto degli Assistenti Amministrativi potessero lavorare i Docenti ammalati (docenti inidonei) e qui mi fermo perché Lei ben sa quanti altri tagli e “ritagli” ha già subito l’organico ATA.
    Dopo non essere riusciti a fare spending review con l’aumento del lavoro dei Docenti a 24 ore per lo scatenarsi di fulmini e saette di tutte le Forze Politiche e di tutti i Sindacati (li c’erano).
    Oggi, finalmente il Governo Renzi, che per prima cosa promette di cambiare Verso alla Scuola.
    Ma cambia solo Verso per i Docenti, cancella il precariato e assume tutti i 150.000 Docenti Precari che attendono nelle varie graduatorie da anni.
    Non cambia invece Verso per gli ATA, cosa non accettabile, crudele e ingiusta, non assume anche questi precari che sono soltanto molto meno della metà, inseriti in una sola graduatoria ad esaurimento e che attendono da 15 anni. Anche questi sono Cittadini Italiani e già lavorano nella Scuola “PUBBLICA DELLO STATO” da almeno 10-12 anni, con contratti annuali, anzi, ne LICENZIA 2.020 non permettendo loro nemmeno le supplenze brevi.
    Invece, dei 150.000 Docenti assunti, ce ne saranno tantissimi che nella Scuola hanno lavorato per molto meno e tanti altri che nella SCUOLA PUBBLICA non ci hanno mai lavorato, anzi, sarà possibile che resteranno Docenti in esubero, ma nessun problema, i Docenti in esubero troveranno spazio in Segreteria al posto degli Assistenti Amministrativi LICENZIATI.
    Ma lo sa Renzi che le SCUOLE iniziano e finiscono il lavoro proprio dalle Segreterie, che mentre i Docenti sono a casa a pranzare con i propri figli, nelle Segreterie si lavora ancora? Che in estate quando i Docenti sono al mare gli Assistenti Amministrativi sono al lavoro? 36 ore alla settimana e più e non 18 ore?
    Gentile Senatrice, se non riesce Lei, dica a Matteo di chiederlo alla moglie che è una docente e queste cose le sa bene e se Le sarà possibile, faccia leggere questa lettera o ne riferisca i contenuti.
    Capisce bene che non ce l’ho con Lei, almeno è l’unica ad averci provato e nemmeno con i Docenti che anch’essi svolgono il proprio lavoro con passione e professionalità, voglio solo mettere in evidenza che nella Scuola lavorano anche gli “invisibili ATA” e che il ruolo degli Assistenti Amministrativi non è a disposizione di tutti, non è il posto della serva.
    Presidente Renzi, Ministra, quando parlate di Scuola siete inguardabili, “insentibili”, Voi conoscete e parlate solo della Scuola dei Docenti e dell’edilizia scolastica, e mentre il Commissario Cottarelli taglia la Scuola delle Segreterie, Voi che non sapete niente di questa Scuola, lo lasciate fare.
    Presidente Renzi, Ministra, ripetete insieme a me: nella Scuola ci sono e lavorano con professionalità gli ATA, Assistenti Amministrativi ATA Assistenti Amministrativi ATA Assistenti Amministrativi ATA Assistenti Amministrativi ATA Assistenti Amministrativi ATA, Assistenti Amministrativi ATA Assistenti Amministrativi ATA Assistenti Amministrativi.
    Solo dopo potrete parlare di SCUOLA.
    E SE DAVVERO ASCOLTERETE TUTTI, DOVRETE ASCOLTARE ANCHE ME.
    Cordiali saluti
    Marcello D’Andrea

  20. Senatrice Puglisi, il re è nudo. Se c’è ancora un po’ di onestà intellettuale, la smetta di parlare di investimenti. La “buona scuola” è il più grande taglio all’istruzione degli ultimi anni.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *