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Convenzione di Istanbul finalmente operativa. Prosegue il nostro impegno contro la violenza sulle donne

Finalmente la Convenzione di Istanbul, ratificata da 10 Paesi diventa operativa e la nostra battaglia contro la violenza alle donne sarà ancora più efficace. Intanto a un anno dall’entrata in vigore del decreto sul femminicidio il nostro Paese sta già ottenendo buoni risultati. Ora la priorità e’ adottare il Piano Nazionale di Azione, estendere il numero di posti letto per le misure di protezione delle vittime e lavorare per la prevenzione della violenza e la promozione di una cultura che sappia riconoscere appieno i diritti e la libertà delle donne

CON OK PARITA’ DI GENERE NOSTRA DEMOCRAZIA FA SALTO DI QUALITA

Dichiarazione della senatrice del Pd Francesca Puglisi, Capogruppo PD VII
Commissione Senato e membro Commissione bicamerale per l’infanzia e
l’adolescenza.

“Con l’approvazione nella riforma Costituzionale della promozione della
parità di genere nella legge elettorale, la nostra democrazia fa un salto
di qualità. Ora questo Senato saprà correggere anche l’Italicum e con il
superamento del bicameralismo perfetto saremo un Paese all’avanguardia in
Europa”. Lo dichiara in una nota la senatrice del Pd Francesca Puglisi,
Capogruppo PD VII Commissione Senato e membro Commissione bicamerale per
l’infanzia e l’adolescenza

Dopo Andrea e Davide a ONO San Pietro, Ena e Neyda a Pescara. Quante vittime della violenza ancora?

Questa e’ l’interrogazione urgente che avevo presentato al Ministro Cancellieri dopo l’infanticidio di ONO San Pietro. Scritta con le avvocate della casa delle donne per non subire violenza di Bologna. Avevo chiesto loro, disperata, perché accade che una donna che ha denunciato più volte le violenze del proprio compagno deve vedersi ammazzare i figli?
Non ho mai ricevuto risposta dal Ministro della giustizia. Domani la deposito nuovamente al Ministro della Giustizia Orlando. Dopo Pescara, quante donne e quanti bambini ancora? #maipiu’

Interrogazione Urgente al Ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri.

Sulla tutela delle donne che rischiano di essere uccise da marito/ex marito/compagno/ex compagno

Premesso che
Il parlamento poche settimane fa ha ratificato la Convenzione di Istanbul
che per battere la violenza, punta su azioni di: “prevenzione, protezione, persecuzione del reato e del persecutore e promozione di una cultura differente”.
Per questo serve una giustizia rapida, che sappia prendere in carico quante denunciano violenze e molestie e le aggravanti per gli omicidi di genere e nel caso in cui ci siano minori ad assistere alla violenza.

Considerato che il nostro Paese ha una rete di Centri antiviolenza largamente sotto dimensionata e sotto finanziata, lontano dagli standard europei: il Consiglio d’Europa infatti raccomanda un centro antiviolenza ogni 10.000 persone e un centro d’emergenza ogni 50.000 abitanti. In Italia dovrebbero esserci 5.700 posti letto ce ne sono solo 500.
Considerato che spesso la donna che sporge denuncia non viene informata dell’esistenza dei centri antiviolenza; di conseguenza non è detto che si rivolga subito ad un legale sin dalla presentazione della denuncia-querela e nella successiva fase delle indagini o riceva effettivamente l’indicazione di un centro antiviolenza presso cui rivolgersi (art. 11 DL 11/2009 conv. L. 38/2009 Legge stalking).

Considerato che l’esperienza delle Avvocate che seguono le donne vittime di reati di violenza da parte di coniugi ed ex coniugi o compagni/ex compagni, individuano i seguenti punti di criticità nel percorso che va dalla redazione della denuncia querela, alla presa in carico e l’applicazione delle misure cautelari:

1. La REDAZIONE E PRESENTAZIONE DENUNCIA-QUERELA è un momento importante perchè se la donna va da sola alle FF.OO. non è detto che racconti tutto, che sappia cosa è importante riferire e che dia adeguata importanza a tutti gli episodi che le sono capitati (spesso viene messa in guardia dal fare “false accuse” o “accuse senza prove” viene avvertita che può avere problemi se denuncia l’uomo senza che ci siano testimoni o prove ecc…..);

Se la donna presenta una o più querele, queste non è detto che abbiano un seguito, soprattutto se sono relative a reati all’interno della famiglia (maltrattamenti, minacce, lesioni) subiscono una sorta di “pregiudizio” e vengono archiviate perchè considerate relative ad un contesto conflittuale di separazione, anche quando questo non è vero (archiviazioni “de plano”).

2. Nella PRASSI della PROCURA DELLA REPUBBLICA: le querele presentate in momenti diversi finiscono a PM diversi (secondo i turni) e non è affatto detto che confluiscano dentro il medesimo fascicolo; questo impedisce di verificare la reale pericolosità dell’aggressore; non viene fatta alcuna verifica sulla eventuale presentazione di denunce successive. Solo quando il difensore della p.o. è stato incaricato, si mettono insieme le diverse denunce, segnalandole al PM e consentendo di capire che la condotta non è cessata e che la situazione è pericolosa. Ad esempio: se sono state presentate 4 denunce per ingiurie e lesioni non gravi e finiscono a 4 diversi PM nasceranno 4 procedimenti avanti al Giudice di Pace per i quali, se va bene, l’aggressore prenderà solo una multa. Nessuno si renderà conto, a parte la donna, che ci sono stati ben 4 episodi di aggressione dello stesso soggetto che denotano una situazione di pericolo concreto.

I procedimenti penali per stalking e maltrattamenti non hanno procedure diverse rispetto agli altri, non vengono segnalati e trattati come più urgenti. Le denunce-querele seguono lo stesso percorso delle altre, con gli stessi tempi di rubricazione e presa in carico degli altri reati.

Non viene fatta alcuna valutazione del rischio (applicazione di strumenti utilizzati per individuare elementi di rischio – tra i tanti: SARA Sposal Assault Risk Assessment: elenco di indicatori che segnalano gli elementi di cui tenere conto per valutare un maggiore rischio rispetto ad altre situazioni – ad es.: uso di alcool o sostanze stupefacenti; precedenti episodi di violenza; minaccia di suicidio ecc.). L’esperienza sui femminicidi e gli approfondimenti che sono stati fatti ormai consentono di individuare le situazioni di maggiore rischio; ciononostante, l’esistenza di queste circostanze (come la fine della relazione sentimentale, la separazione, ecc.) non fa scattare alcuna maggiore forma di tutela per la donna.

Non c’è alcuna rilevazione dei dati: il Ministero richiede alla Procura solo dati aggregati dai quali non è possibile ricavare elementi utili per le indagini su questi reati (questo problema è evidente se si pensa che all’ONU sono stati forniti, come dati sul femminicidio per l’Italia, quelli della ricerca fatta dalla Casa delle donne di Bologna che li prende dalla stampa!).

3. Le MISURE CAUTELARI vengono applicate pochissimo rispetto al numero di procedimenti esistenti l’applicazione degli ordini di protezione civili e penali è diversa in tutta Italia – dati rete associazione DIRE – attualmente è in corso l’aggiornamento dei dati sulla ricerca fatta nel 2006-2008.

Quando le misure cautelari vengono applicate i tempi sono troppo lunghi: la donna rimane esposta a ripetuti episodi di violenza o persecuzione, non è tutelata, l’aggressore si sente forte del fatto che può continuare tanto nessuno gli fa niente. Ci vogliono mesi tra il momento in cui viene presentata la denuncia-querela e quello in cui (nei pochi casi in cui succede) viene applicata la misura cautelare; quando accade, anche in ipotesi di violazione della misura stessa, non viene data alcun’aggravante il che aumenta moltissimo il pericolo per la donna e la sensazione di impunità dell’aggressore (esempio: all’indagato viene ordinato di non avvicinarsi alla casa delle persona offesa; lui non rispetta il provvedimento e si fa trovare sotto casa; il fatto viene segnalato alla Polizia e al PM, ma non c’è nessuna conseguenza concreta, quando invece le restrizioni potrebbero aumentare ad esempio con l’applicazione degli arresti domiciliari).

Non vi sono obblighi di comunicazione alla p.o. delle misure cautelari applicate, eccetto l’art. 282 quater cpp (semisconosciuto e disapplicato) che prevede che le misure restrittive 282 bis e ter cpp vengano “comunicate” alla p.o. Questo si traduce nella mera lettura del provvedimento alla p.o. di solito al telefono. Il provvedimento contiene un elenco di divieti relativi alle cose che l’indagato non può fare (es. non avvicinarsi a casa, alle scuole, a 100 metri dalla persona, non comunicare con qualsiasi mezzo con la p.o.). La donna ascolta e poi se lo deve ricordare perchè non le viene consegnata una copia. Per avere copia il suo difensore deve fare istanza scritta al PM. Il tutto si traduce nel non sapere bene cosa l’indagato può fare o no, dove la donna è tutelata o no.
Se ci sono provvedimenti di modifica della misura non vengono comunicati alla p.o. che non ne ha diritto (si passa sempre attraverso l’autorizzazione del PM per avere queste informazioni con tempi molto lunghi Si può immaginare il pericolo se un indagato viene arrestato e poi rilasciato e la donna non lo sa.)

4. Le CRITICITA’ COLLEGATE CON I PROCEDIMENTI CIVILI DI AFFIDAMENTO DI FIGLI DI COPPIE NON CONIUGATE E DI SEPARAZIONE
Nelle separazioni e nei procedimenti per l’affidamento di figli di coppia non coniugata è difficile far emergere il problema della violenza nonostante sia ormai certo che la fase della separazione o comunque la fine della relazione aumentano moltissimo il rischio per l’incolumità della donna: dal 2006 vi è applicazione indiscriminata dell’affido condiviso anche in favore di padri violenti (violenti direttamente con la madre mentre i minori subiscono violenza assistita); spesso i figli vengono strumentalizzati dal padre per arrivare alla madre e le occasioni di incontro padre-figli diventano fonte di grandissimo pericolo per l’incolumità della donna e dei figli stessi. Il fatto che il padre sia violento non è considerato un motivo sufficiente per proteggere minori e madre limitando gli incontri e attuandoli con modalità protette.

Sono a chiedere al Ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri quali misure urgenti intenda adottare per rendere davvero efficaci nel nostro ordinamento le indicazioni in tema di protezione delle vittime e di persecuzione del reato contenute nella Convenzione di Istanbul, visti anche i recenti casi di femminicidio di Marina di Massa e di infanticidio di Ono San Pietro (Brescia) avvenuti nonostante le ripetute denunce che le donne coinvolte avevano sporto nei confronti degli ex coniugi.

Il Patriarca non c’è più. Cognome paterno anomalia tutta italiana

“La  possibilità  solo  di aggiungere e non di scegliere come unico cognome quello  materno è un’anomalia tutta italiana, superata dalla storia e dalle Convenzioni  internazionali”.  Lo  afferma  la  senatrice  del Pd Francesca Puglisi,  che sottolinea: “Condivido l’urgenza della riforma del diritto di famiglia  italiano posta dagli avvocati matrimonialisti. Il ‘patriarca’ non c’è  più  e  il  ‘bread  winner’  è  spesso la madre all’interno del nucleo familiare.  Non  si  capisce  perché  debba  continuare a vivere nel nostro ordinamento  una  posizione  di  privilegio maschile nella trasmissione del cognome ai figli. Il Governo Letta e questo parlamento hanno già dimostrato di  saper  attuare  riforme  attese  da anni come l’equiparazione tra figli naturali e legittimi”. “Dobbiamo far passi avanti anche su questo terreno – conclude Puglisi – per far sì che l’Italia non debba essere sempre ammonita
dalla Corte Europea”.

RENZI – L’ITALIA CAMBIA VERSO LE DONNE.

Vogliamo il merito come criterio per la selezione delle classi dirigenti, nelle organizzazioni sociali, nel partito e nelle istituzioni.
Vogliamo essere il 50% di questa classe dirigente a tutti i livelli e vogliamo essere selezionate sulla base del merito.
A questi principi deve ispirarsi la nuova legge elettorale e le scelte devono essere il frutto del nostro pieno coinvolgimento democratico.

Vogliamo una visione laica dello Stato, nell’orizzonte culturale e normativo europeo, per l’affermazione dei diritti umani e civili.
Vogliamo un Paese forte nel contrasto al femminicidio e all’omofobia.
Vogliamo un Paese capace di governare in modo adeguato il cambiamento nelle relazioni, tra generazioni, tra sessi e tra mondi e culture.

Vogliamo essere la chiave decisiva per la crescita economica, sociale, civile e culturale del Paese e siamo portatrici di una nuova visione dei diritti delle donne, dei bambini e degli adolescenti. Vogliamo ridisegnare un nuovo welfare e nuovi diritti di cittadinanza, i modelli educativi a partire dai nidi, la giurisdizione, la riforma dell’ordinamento giudiziario a partire dal tribunale per la persona e le relazioni familiari e l’insieme delle istituzioni.

Dalle donne scese in piazza oggi, la forza per cambiare nelle istituzioni

Questa giornata di manifestazioni contro la violenza alle donne, ci da’ la forza che serve per continuare a combattere nelle istituzioni per cambiare leggi e ordinamenti affinche’ la Convenzione di Istanbul, approvata da questo parlamento, sia recepita pienamente nel nostro Paese. Con il decreto sul femminicidio e’ stato compiuto un primo passo importante. Con l’aggravante per la violenza perpetrata in ambito familiare e la violenza assistita da minori, si compie una rivoluzione culturale. Le relazioni affettive non sono un’attenuante, bensì un’aggravante del reato. Ma ora dobbiamo continuare con la proposta di legge incardinata al Senato, per prevenire la violenza e per promuovere una cultura che sappia promuovere le differenze, a partire dalle scuole. Le donne che sono scese in piazza e che hanno scioperato ci danno la forza per andare avanti.