Il mio intervento ieri in aula per la ratifica della Convenzione di Istanbul

PUGLISI (PD). Signor Presidente, ringrazio la senatrice
Fattorini e tutte le colleghe e i colleghi intervenuti fino a
questo momento. Oggi stiamo compiendo un atto importante:
l’approvazione del disegno di legge di autorizzazione alla ratifica
della Convenzione di Istanbul. Voglio però ricordare che il nostro
Paese ha già ratificato in passato moltissime convenzioni, tra cui,
altrettanto importante, la Convenzione di New York sui diritti
dell’infanzia e dell’adolescenza. Ma se questi principi – come la
stessa Convenzione di Istanbul consiglia a tutti gli Stati – non
diventano atto normativo e non interviene il legislatore a
trasformarli in norme, tutto questo non servirà a spezzare la
catena di violenza contro le donne, che – come ha giustamente
ricordato la senatrice Fattorini, ed è scritto nella Convenzione –
rappresenta un fenomeno strutturale, una grave violazione dei
diritti umani. Serve allora una assunzione di responsabilità
istituzionale del nostro Parlamento in questa legislatura, dove più
ampia ed equilibrata è la presenza delle donne. Tutte insieme
dobbiamo dare forza alla Convenzione e alla Ministra per le pari
opportunità, insieme alla task force che è riuscita a costituire,
per far diventare quei principi norme. Dobbiamo innanzitutto far sì
che tra le aggravanti previste dalla legge Mancino sia ricompresa
anche quella per il reato di femminicidio, così come dovrebbe
essere aggravante la violenza assistita da minori, come indica la
stessa Convenzione. Soprattutto dobbiamo dare in breve tempo
priorità alla trattazione dei procedimenti penali per violenza nei
confronti delle donne, affinché arrivino celermente al termine.
Cito poi i media e le azioni nei loro confronti. Si sono costituite
associazioni di giornaliste, come quella denominata “GIULIA”, che
stanno lavorando per dotare il nostro Paese di un codice
deontologico dei media, i quali spesso presentano i casi di
femminicidio come frutto di delitti passionali. Desidero ricordare
che il nostro è un Paese in ritardo, che agisce sempre con grave
ritardo: il delitto d’onore è stato abrogato solo nel 1981. È per
questo motivo che continuiamo ad utilizzare, anche nella
rappresentazione pubblica, un linguaggio completamente sbagliato.
Chiedo al Presidente del Senato, quindi, di calendarizzare al più
presto, in Commissione giustizia, i tanti testi di legge presentati
contro il femminicidio. Possiamo lavorare insieme e in Commissione
avviare le audizioni con tutto il vasto mondo dell’associazionismo
femminile. Servono poi fondi, ha ragione la relatrice, perché
dobbiamo implementare con urgenza – come consiglia il Consiglio
d’Europa al nostro Paese – il numero delle case rifugio e dei posti
letto e farlo diventare adeguato. Come sostiene la senatrice
Cirinnà, dobbiamo fare tesoro delle buone pratiche delle realtà
territoriali: dove sono stati già avviati team di collaborazione
tra pronto soccorso, ASL, centri di sostegno alle donne,
associazionismo e consigliere di parità, ebbene, in quelle realtà
aumenta immediatamente il numero delle denunce presentate dalle
donne. Dobbiamo lavorare insieme e soprattutto possiamo agire in
Senato subito, calendarizzando i disegni di legge che abbiamo
depositato, per dotare il nostro Paese di un testo all’avanguardia
che si ispiri proprio alla Convenzione che stiamo ratificando.
(Applausi dal Gruppo PD edei senatori Puglia, Giannini e
Bisinella).

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