Il mio intervento in aula sul Femminicidio

Presidente,onorevoli senatori e senatrici,
E’ notizia di oggi la terza donna colpita al volto dall’acido. Ilaria, Alessandra, Chiara, sono solo le ultime vittime di femminicidio delle ultime ore, dopo Denise, Michela e Lucia. Una catena di violenze e di morte che ha colpito 24 donne solo nei primi 4 mesi dell’anno. 124 nel 2012. E’ una triste catena che va spezzata al piu’ presto. In più della metà dei casi, il femmicidio è stato commesso dal partner, nell’ambito di una relazione in corso o appena terminata, per mano del coniuge, convivente, fidanzato o ex. La maggior parte delle vittime è italiana (78%), così come la maggior parte degli uomini che le hanno uccise (79%). Solo una minima parte di questi delitti è avvenuta per mano di sconosciuti. Nella restante parte dei casi è avvenuto per mano di un altro parente della vittima o comunque di persona conosciuta. Questo ci dicono i dati del “Rapporto Ombra” della società civile sulla condizione delle donne in Italia.
“I media spesso presentano i casi di femmicidio come frutto di delitti passionali, di un’azione improvvisa ed imprevedibile di uomini vittime di raptus e follia omicida. In realtà sono l’epilogo di un crescendo di violenza a senso unico, causati da un’incapacità di accettare le separazioni, da gelosie, da un sentimento di orgoglio ferito, dalla volontà di vendetta e punizione nei confronti di una donna che ha trasgredito a un modello di comportamento tradizionale”. Un ruolo che in Italia è ancora relegato a quello di madre e moglie, oppure di oggetto del desiderio sessuale”.
Bene ha fatto la neo ministra Josefa Idem a convocare subito un tavolo interistituzionale con i ministeri della Giustizia e degli Interni e bene ha fatto la Presidente Boldrini a lanciare l’allarme perché non venga sottovalutata alcun tipo di violenza, neppure quella via web di cui la stessa Presidente della Camera e’ stata vittima e a cui esprimiamo tutta la nostra solidarietà. Ma quest’aula e questo Parlamento, finalmente con una maggiore rappresentanza femminile, ha il dovere di agire subito per l’approvazione di una legge nazionale contro il femminicidio e di lavorare con le tante associazioni di donne, con i centri anti violenza, le giuriste, le amministratrici locali, per affrontare in modo risoluto, questa vera e propria emergenza nazionale. Possiamo farlo tutte assieme, in modo trasversale come noi donne sappiamo fare in questi casi. Come le donne hanno già saputo fare per l’approvazione della legge sullo Stalking del 2009. Metto a disposizione del Governo e del Parlamento la legge su cui ha tanto lavorato Anna Serafini nella scorsa legislatura assieme ad altre senatrici del PD, al vasto associazionismo femminile e alle maggiori competenze, legge che ho ripresentato a mia prima firma qui al Senato.
Oltre all’immediata ratifica della Convenzione di Istanbul la strategia per battere la violenza, come suggerito dalla Convenzione No More, deve puntare sulle 4 P : “prevenzione, protezione, persecuzione del reato e del persecutore e promozione di una cultura differente”.
Per questo, oltre ad una piu’ rapida giustizia che sappia prendere in carico quante denunciano violenze e molestie e le aggravanti per gli omicidi di genere e nel caso in cui ci siano minori ad assistere alla violenza, occorre rifinanziare e sostenere i centri anti violenza.
Dove esistono forti centri antiviolenza e si formano pool antiviolenza, anche con protocolli d’intesa tra le istituzioni, le denunce di violenza aumentano. Si allenta la paura, si rafforza la volontà di rompere la complicità con la violenza anche perché c’è chi può aiutare nella volontà di tornare libere. In Italia non tutti i centri possono offrire ospitalità alle donne vittime di violenza e ai loro figli. Secondo i dati di Telefono Rosa, complessivamente su 127 centri esistenti in Italia 99 sono gestiti da associazioni di solo donne e solo 61 hanno una casa rifugio per una capacità complessiva di circa 500 posti letto. Non c’è una equa distribuzione di centri antiviolenza su tutto il territorio nazionale: molte regioni ne hanno pochissimi, alcune regioni nessuno.
Il Consiglio d’Europa raccomanda un centro antiviolenza ogni 10.000 persone e un centro d’emergenza ogni 50.000 abitanti. In Italia dovrebbero esserci 5.700 posti letto ce ne sono solo 500. Siamo lontano dagli standard europei richiesti. Importante anche la presenza di nuclei specializzati tra le forze dell’ordine e nelle ASL.

La violenza, per essere realmente combattuta ha bisogno di un cambiamento culturale, e nessuna legge, anche la più rigorosa dal punto di vista penale, può arginare la violenza se non è accompagnata da una volontà di cambiamento nel rapporto tra i sessi e le persone. Serve un nuovo alfabeto delle relazioni. Decisivo il ruolo di prevenzione che possono svolgere le scuole, come potenti agenti di cambiamento, con iniziative di sensibilizzazione, informazione e formazione che conferiscano agli studenti e alle studentesse autonomia e capacità d’analisi. La presenza di un referente per l’educazione alla relazione, può sollecitare misure educative a favore delle pari opportunità tra generi e della promozione della soggettività femminile.
Nelle scuole dobbiamo insegnare alle ragazze ad essere consapevoli dei propri diritti e riconoscere la violenza. Perché uno schiaffo e’ uno schiaffo e non va scambiato per amore e perché un fidanzato violento non si cambia, e’ meglio cambiare fidanzato.

Possiamo battere la violenza e i femminicidi se riusciremo a tenerci per mano e a creare un’alleanza tra le donne del Governo, questo parlamento, le associazioni e le tante cittadine che hanno diritto di vivere libere la loro esistenza

4 pensieri su “Il mio intervento in aula sul Femminicidio

  1. Ora che il PD è al governo ci aspettiamo che la promessa di stabilizzazione dei precari della scuola, in gran parte donne, venga mantenuta. Visto che senza posti in organico di diritto non è possibile fare immissioni in ruolo, chiediamo che venga subito rettificata la cm 10 del 21 Marzo 2013 soprattutto laddove fissa l’organico di diritto degli insegnanti di sostegno al 70% dell’organico di fatto. D’altronde il governo Monti è stato in grado di varare la riforma delle pensioni in meno di una settimana. Si può certamente allineare l’organico di diritto a quello di fatto in tempo per le immissioni di agosto 2013. Cordiali saluti.

  2. con quale faccia tosta puoi reclamare da santoro che il pd abbia proposto 8 punti al M5S, il quale ha rifiutato l’alleanza con il pd, quando sai bene di parlare di punti NATI dal M5S mentre, con le urne ancora aperte, erano considerati non solo non attuabili ma addirittura provenienti da fascisti, populisti, nazisti e tutte le altre etichette vi siete permessi di affibbiare al M5S?
    con quale e quanta ipocrisia puoi pensare di essere credibile facendo parte del partito che ha realizzato il più grosso inciucio degli ultimi vent’anni associandosi con berlusconi??
    ma lo sai cos’è la vergogna o no???
    perché non ti sputi in mano e non ti prendi a schiaffi da sola??

    1. La politica non deve interessarsi degli imprenditori, dei disoccupati, degli esodati e dei precari che si suicidano. No, no! Quello è compito delle pompe funebri! Al contrario, dal femminicidio dipende la sorte dell’Italia.

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